Quando si parla di vini, ad attirare l’attenzione non sempre sono il packaging o le etichette. A sostenerlo è Paolo Massobrio, che su La Stampa di oggi racconta gli assaggi entusiasmanti dei vini di Gianmaria Cunial. La storia della sua azienda parte dalla facoltà di agraria di Piacenza, dove Gianmaria, spinto da alcune ricerche universitarie sull’utilizzo dei pesticidi, maturò l’idea di sviluppare un modello di vigna biologico. Fu così che 13 anni fa acquisì appezzamenti nudi di terreno sulle colline parmensi, destinandone 12 ettari alla coltivazione di quei vigneti che aveva a cuore e che oggi alimentano la sua cantina, riassunto perfetto del suo credo: fermentazioni spontanee e filtrazioni con farine fossili e cartone. Tra i vini provati, menzione d’onore per la Barbera dell’Emilia “Primorosso” 2011. Piavevolissimi anche il Rosso del Conte 2010, la Malvasia dell’Emilia Spumante Brut “Monteroma bio” e lo Spumante Brut Rosato. Senza dimenticare la Malvasia secca “Valle di Sivizzano” e il Sauvignon dell’Emilia “Monteroma bio”.

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