Sono un piatto originario di Fiume, diffuso anche a Trieste, Chioggia e Venezia. In busara si possono anche preparare gamberoni, canocchie, granchi o calamari. La busara secondo alcuni era una pentola di coccio, secondo altri di ferro con il manico nella quale marinai e pescatori usavano cucinare il pasto di bordo. Secondo il glottologo triestino Mario D’Oria, significherebbe in dialetto giuliano “imbroglio”, “fregatura”. Il passaggio semantico da imbroglio a intruglio sarebbe stato naturale. Alcune ricette prevedono l’aggiunta di un pizzico di zafferano e/o pochissima polpa di pomodoro.
di Il Golosario