L’extrafrutto è promosso dai nutrizionisti, ma la Gdo lo distribuisce a singhiozzo. Su Italia Oggi l’affondo di Paolo Massobrio

In un mondo frettoloso e iperconnesso, anche sbucciare la frutta può diventare un ostacolo alla nostra “socialità” quotidiana. Ma la frutta - va da se - è un fondamento imprescindibile della dieta mediterranea, e consumarla è una buona pratica consigliata da tutti i dietologi.

Partendo da questo assunto, sulle pagine di Italia Oggi Paolo Massobrio presenta il nergi, un innovativo extrafrutto simile al Kiwi ma grande come un’oliva di Cerignola, che viene prodotto nelle campagne cuneesi. E che, oltre ad essere ricco di proprietà nutritive (è energetico e vitaminico) si può mangiare con la buccia, come una caramella. Ma nonostante il suo successo (i nergicoltori sono già 60 e gli ettari coltivati sono raddoppiati nell’ultimo anno) e la domanda in crescita - per il gusto dolce ma anche per la semplicità di utilizzo - la grande distribuzione lo distribuisce ancora a singhiozzo.

Questa faccenda del nergi che tutti vogliono ma non si trova - scrive Massobrio - mi ha fatto ricordare una ramanzina che ricevetti 20 anni fa quando il professor Raffaele Bassi, mi fece scoprire una pesca piatta, oggi conosciuta come la tabacchina. (…) La mangiai senza sbrodolarmi e mi sembrò una rivoluzione. Per questo ne scrissi sul giornale dei Coltivatori Diretti, ricevendo in cambio un rimprovero del presidente dell’Associazione, che sostenne non fosse quello il futuro della frutticoltura. (…) Ma ci avevo visto giusto, e sono certo di non sbagliarmi neppure col Nergi”.

Perché dieci nergi al giorno - siamo sicuri - possono togliere il dietologo di torno.