In questo editoriale, pubblicato sull'ultimo numero della Circolare, Paolo Massobrio riflette sull'anno che verrà, tra cambiamenti in atto e una vitalità diffusa nel mondo enogastronomico che apre il cuore alla speranza..

Il titolo è mutuato da una nota canzone di Lucio Dalla, l’Anno che verrà, che parla di sogni e di desideri, ma anche di quella dura realtà, per cui alla fine “qualcuno sparirà”. E se Lucio Dalla ci ha lasciati il 1°marzo del 2012, Gualtiero Marchesi, il Maestro della nuova cucina italiana, se n’è andato all’età di 88 anni il 26 dicembre, lasciandoci un senso di pienezza e di riscoperta di ciò che lui è stato. 

Nelle pagine a seguire, seguendo ormai da 25 anni il metodo del diario che riporta incontri, pensieri, fatti, considerazioni, troverete anche la parte di quei giorni, con una lettera della figlia Paola, letta nel giorno del suo funerale, che mi ha commosso. Cos’è l’uomo perché te ne ricordi? M’è venuto da scrivere questa domanda tratta dai Salmi, su un quotidiano, pensando ai semi che ha gettato Gualtiero. Alcuni sono stati i suoi allievi, altri sono stati i colleghi che hanno visto un percorso nuovo per la cucina italiana. Gualtiero Marchesi, a ben pensarci, avrebbero dovuto nominarlo Senatore a vita, perché la sua intuizione ha fatto progredire un’economia e anche l’immagine del nostro Paese. Ma avete presente i commenti che sarebbero seguiti, magari in bocca a quei politici che tutto sommato considerano ancora la cucina qualcosa di folkloristico? Eppure, appena dopo la sua dipartita, i ministri che hanno proclamato l’Anno del cibo italiano (sarà il 2018, ma i contorni esatti di tutto questo ancora non si conoscono) si sono affrettati a dedicare questa iniziativa a Marchesi. Cosa vorrà dire in concreto? Nelle pieghe di una campagna elettorale brevissima, che si concluderà a inizio marzo, non vi è traccia. La gara è fra chi spara la promessa più grossa, senza affrontare i problemi atavici di un Paese che vuole gettarsi la crisi alle spalle. Del resto i dati economici sembrano confortanti: si mangia sempre più fuori casa e sono tornati i consumi della pre-crisi. Ottimo, ma se non c’è un progetto serio sul lavoro, sui giovani, sulle attività strategiche del nostro Paese, anche un buon risultato rischia di avere i piedi di argilla.

Questo 2018, che nei numeri rappresenta l’anno perfetto, ricorda anche due uomini: i 100 anni del senatore Paolo Desana, che fu il padre dei vini doc, e i 100 anni della nascita del professor Gianfranco Miglio, politologo, col quale discussi la mia tesi di laurea proprio sul mercato del vino in Italia. E lui aveva una teoria: quella della ciclicità degli eventi. Ossia alcuni fatti che riaccadono a distanza di tempo, con una forma diversa, ma col medesimo contenuto. Succede in politica, ma anche in economia.

E se il cibo di strada era in auge nel dopoguerra, ecco che è ritornato nella coda degli anni della crisi. Se i microbirrifici erano numerosi a inizio Novecento, ora sono tornati con la medesima quantità dopo cent’anni. E via di questo passo. Cosa succederà alla cucina? Al vino? Alle produzioni artigianali? I cambiamenti sono sempre in atto e a una velocità maggiore rispetto al passato. Ecco perché facciamo il Club di Papillon e scriviamo questa Circolare. Per tenere le antenne diritte, insieme, e per captare quei cambiamenti che inevitabilmente ci condizionano.

Leggerete allora tante riflessioni, tanti spunti nati da vari incontri, tanti motivi per paragonarci con una vitalità, nel mondo enogastronomico, che non è mai stata così diffusa. Che è un po’ come il titolo con cui abbiamo iniziato questo scritto: “Sarà per sempre Natale e festa tutto l’anno”. Già, ma non perché un ministro ha proclamato l’anno del cibo italiano, scoprendo che il patrimonio dell’Expo di tre anni si sta disperdendo, ma perché finalmente si può dire che qualcosa ha cominciato a funzionare. Si apre allora quella che si chiama speranza.

Ed è molto importante che l’anno inizi con una luce piuttosto che in chiaroscuro. Insieme, allora, cercheremo di tenerla accesa. Buon anno a tutti, a ciascuno di voi che, socio del Club di Papillon, ci ha preferiti per questo dialogo.