Un'altra tornata di assaggi per definire le finali dei Top Hundred 2021: ecco gli assaggi più convincenti

Continuano le tornate di assaggi per definire le finali dei Top Hundred 2021 e per la preparazione del nuovo libro - L'Emozione del vino - dedicato ai vent'anni di questo riconoscimento che sarà presentato in occasione di Golosaria Milano
Ecco quelli che ci hanno convinto di più nella sessione partecipata da Paolo Massobrio (che ha poi aggiunto alcune sue recenti degustazioni), con Fabio Molinari e Alessandro Ricci.

Metodo Classico Gold - RE DAUNO di San Severo (Fg)
Una conferma, davvero una felice conferma, per questa azienda di San Severo che tra le prime scelse di spumantizzare puntando sulle uve autoctone in Puglia. Un'intuizione che si è confermata azzeccata all'assaggio del Metodo Classico Gold a base di uve bombino. Uno spumante sicuramente gradevole caratterizzato dai profumi delicati di fiori bianchi, note di miele e una chiusura secca che invita alla beva. Buoni anche gli altri due esemplari, Brut Rosé e Pas Dosé, che esprimono entrambi la piacevolezza di queste bollicine pugliesi, volute da due coniugi, Angelina Radatti e Francesco Toma, che nel 2013 hanno dato vita alle Cantine Re Dauno in un palazzo del 1927.
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re-dauno.jpgGrignolino del Monferrato Casalese Baudolino 2019 - CASCINA FALETTA di Casale Monferrato (Al)
Arriva dalle colline sopra Casale Monferrato una delle principali sorprese di questa sessione. Cascina Faletta è una realtà che conosciamo fin dai suoi primi passi, prima (almeno per noi) come ristorazione che ha saputo accendere una luce nel Casalese in un ambiente affascinante e con una cucina moderna, voluta in prima persona dai titolari Elena Novarino e Giovanni Rosso, poi con una scelta in cantina altrettanto innovativa, valorizzando da un lato i vini più tradizionali del territorio ma puntando contemporaneamente sul pinot nero, anche materia prima di un ottimo metodo classico, il Marchesa Virginia, che abbiamo avuto modo di assaggiare in passato rimanendo sorpresi dall'elegenza. Questa volta sono tre gli assaggi che abbiamo messo in taccuino. Il primo è, nomen omen, Primo Grigio un vino bianco decisamente ben fatto, che al naso è caratterizzato dal profumo di pera tipico delle uve di pinot grigio da cui è ottenuto (e anche il suo colore è coerente col vitigno). Un vino molto equilibrato, percorso da una bella vena minerale. Quindi la Barbera del Monferrato Braja 2019, una Barbera da manuale che al naso ha profumi di viola e susina e in bocca è calda, con un'acidità ficcante. L'asso però è stato il Grignolino del Monferrato Casalese Baudolino 2019 che al naso si dimostra elegante, pulito, misurato come deve essere un Grignolino, per una sensazione di equilibrio che ritroviamo allo stesso modo in bocca, dove quella parte tannica, che si sente ma non urta, ti fa dire: "Ecco il Grignolino".
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cascina-faletta.jpgFiano di Avellino Aroma - Apianum 2019 - RAFFAELE NOVIELLO SOS VINO di Montefalcione (Av)
Una nuova conoscenza questa cantina di Montefalcione condotta da un ragazzo caparbio, Raffaele Noviello, che si è fatto le ossa a lungo in vigna prima e in cantina poi, all’alba della costruzione di questo progetto compiuto, che sa valorizzare alcuni dei grandi vitigni campani. L'Aroma Apianum è il Fiano di Avellino, che ha un naso molto caratteristico con profumi di agrumi e miele, frutta secca e in bocca una ben definita mineralità. Merita anche l'Irpinia Campi Taurasini "Aroma - 1980" 2018, che ha come nome la data di nascita del wine maker: 1980. Anche questo è un vino molto caratteristico, dal naso profondo, evoluto, caratterizzato dai profumi terziari, di pelle e tabacco, che in bocca è pieno, corposo, quasi da masticare.
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aroma.jpgMarche Rosso Primo Delia 2017 - CENTANNI di Montefiore Dell'Aso (Ap)
Giacomo Centanni sa fare il vino. Lo abbiamo scoperto nel 2018 quando ci colpì per il suo Pecorino, lo ritroviamo oggi con due campioni altrettanto notevoli: Passerina e Marche Rosso. Il primo è un vino che al naso è quasi esuberante, profumato ma senza essere eccessivo, con una nota dolce che ritroviamo in bocca accompagnata da una buona sapidità. Il Marche Rosso "Primo Delia", che porta il nome dei nonni del titolare, Primo e Delia per l'appunto, viene prodotto da cinque diverse uve coltivate in azienda, locali e internazionali. È un vino capace di ammaliare al primo incontro grazie a un naso dove è la speziatura a far da padrona con note di malto, radice di liquirizia e caffè che si ritrovano poi a lungo nel retrogusto, non confuse ma ben distinte, come solo i grandi rossi sanno fare. Grande per davvero!
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centanni.jpgFalerio Pecorino Franco Franco 2018 - OFFICINA DEL SOLE di Montegiorgio (Fm)
Una realtà complessa che ancora non conoscevamo e che ha fatto della proposta enoturistica il suo cavallo di battaglia. Siamo a Montegiorgio nel Fermano, tra il mare e i monti Sibillini, con - sullo sfondo - il Gran Sasso. La struttura è un gioiello perfettamente inserito nel paesaggio circostante, circondata da ulivi e viti. Da queste ultime ricavano un vino che ha saputo conquistarci, il Falerio Pecorino Franco Franco 2018. Un vino dal colore verde oro che al naso è caldo, con profumi di biscotto alla cannella che nei paesi del Nord si gustano per Natale, mentre in bocca ha equilibrio perfetto. Davvero caratteristico.
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officina-del-sole.jpgToscana Rosso Campo alla Sughera 2015 - CAMPO ALLA SUGHERA di Castagneto Carducci (Li)
Una conferma, l'ennesima, per questa azienda che nasce da una proprietà tedesca, la famiglia Knauf, fondatrice dell’omonima multinazionale leader in soluzioni e sistemi per l’edilizia. Quindi organizzazione scientifica, grandi investimenti, cantina ipertecnologica, enologi di punta. Il risultato sono vini che hanno la perfezione nel DNA. Il Bolgheri Rosso Adèo 2018, da uve cabernet sauvignon e merlot, ha naso pulito con note floreali e fruttate in perfetto equilibrio. In bocca riporta sensazioni perfettamente coerenti con il resto dell'assaggio. Il Bolgheri Superiore Arnione 2015 nasce da un mix di uve che annoverano cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e cabernet franc: al naso ha profumi di piccoli frutti, erbe aromatiche e incenso accompagnati in bocca da un tannino ancora vivo. Il Toscana Rosso Campo alla Sughera 2015 da petit verdot e cabernet franc è il capolavoro annunciato: eleganza allo stato puro con effluvi floreali e note di cacao, in bocca segue alla perfezione con un tannino ancora perfetto, vivo, che sembra essere quasi fuori misura, ma in realtà è la spia che ci dice quanta vita abbia ancora davanti. Un vino grande, che se dovessimo usare una metafora calcistica, come già fatto in passato per questa azienda, sarebbe una punta perfetta, un Cristiano Ronaldo. Che non possiamo che ammirare anche se continuiamo a preferire quel gioco un po' sporco, imprevedibile, alla Garrincha.  
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campo-alla-sughera.jpgBarbera d’Asti 2019 - CASCINA SPINEROLA di Moncalvo (At)
È la seconda volta in poco tempo che assaggiamo questa Barbera fatta veramente bene, fruttata, sugosa, piena. Ne è autrice l’azienda Spinerola che a Moncalvo vuol dire anche un relais, fra i più belli, che porta il nome Spinerola Hotel in Cascina. Un’accoglienza perfetta, una cucina sorridente nel ristorante UvaSpina, grazie a Nico Croitor, cuoco di 22 anni che ci ha regalato degli agnolotti fra i più buoni assaggiati quest’anno. Ma sulla cucina e tutto il resto parleremo più avanti, ora ci preme dire che questa struttura dove abbiamo pernottato nel magico silenzio monferrino è un'ambasciatrice del vino perché qui trovi la rappresentanza del meglio del circondario. E gli assaggi a seguire ne sono la testimonianza. (A proposito, merita anche il loro Chardonnay). Per acquisti: sito
spinerola.jpgMonferrato Bianco “Armognan” - BONZANO VINI - MANDOLETTA di Rosignano Monferrato (Al)
La crescita di questa cantina assai recente, che lo scorso anno abbiamo incoronato con un Grignolino superlativo, il Baticör, è davvero sotto gli occhi di tutti. Con i miei degustatori, ad esempio, il vino che è più rimasto impresso fra i bianchi è stato questo blend di chardonnay e sauvignon, cha aveva davvero note calde di frutta, di albicocca e poi un equilibrio decisamente avvincente, capace di conquistare tutti. Bravissimi!!
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bonzano.jpgGrignolino d’Asti “Emilio” 2019 - ALEMAT di Ponzano Monferrato (Al)
Anche questa cantina è in crescita costante. Lo è con il suo Monferace (si parla di quattro nuovi ingressi nell’Associazione), lo è con il Grignolino di annata che ci ha dato quello che da un Grignolino vuoi ricevere, a iniziare da quelle note di amarena e piccoli frutti e da quei tannini che si mettono sulla strada di un equilibrio pur continuando ad essere presenti. Davvero interessante.
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alemat.jpgRuchè di Castagnole Monferrato “Oltrevalle” 2018 - TOMMASO BOSCO di Castagnole Monferrato (At)
Che piacevole sorpresa, per noi, trovare non solo la conferma di un Top Hundred, per uno degli ultimi produttori di Ruchè che abbiamo scoperto, ma anche una crescita. Questo Ruchè “Oltrevalle” del 2018 è il secondo vino che è piaciuto incondizionatamente e aveva tutto del Ruchè. Parola di Paolo Massobrio che nel 1984 già frequentava la sagrestia di don Giacomo Cauda. Qui senti la rosa che preannuncia un’eleganza filologica dentro a un equilibrio fantastico. Un gran bel bicchiere che mostra tutta l’originalità di questo vino della nostra predilezione.
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bosco.jpgPiemonte Chardonnay 2019 - SULIN di Grazzano Badoglio (At)
E ora eccoci nella cantina dei fratelli Fabio e Mauro Fracchia, l’azienda che papà Adriano seppe rendere davvero grande, anticipando i tempi.
sulin-fratelli_fracchia.jpgI fratelli Fabio (a destra) e Mauro (a sinistra) Fracchia di SulinSuperba la Barbera del Monferrato superiore “Ornella” 2018 già nostro Top Hundred di molti anni fa. Un esempio chiaro di cosa vogliano dire le vigne di Grazzano Badoglio, enclave unica di vini di altissima qualità. Questa è una della Barbera più buone che possiate assaggiare. Ma ci ha stupito anche un vino, assaggiato quasi per curiosità, che era il Piemonte Chardonnay 2019, di stoffa (in questo caso velluto puro) davvero persistente. Ampio, piacevole, persino sapido dal finale. Notevole poi l'assaggio del Monferace “Brasal” 2016 capace di ricordare i grandi pinot noir. Sorpresa, infine, per la Malvasia di Casorzo d’Asti, piena, fragrante, aromatica, intimamente dolce, che viene venduta a migliaia di bottiglia in America, dove ancora una volta ci insegnano ad amare un gioiello di casa nostra. Presto sentirete parlare del loro Bianco (da uve baratuciat) e del nuovo rosso (da uve slarina). Ne sentirete parlare da noi che attendiamo di assaggiare i campioni in affinamento, per una nuova avventura di questa cantina, che ancora una volta è avanti. 
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