Abbiamo definito i vini che meritano il podio dei Top Hundred per il 2020

I Top Hundred 2020 ci sono. Dopo l’ultima degustazione, anche quest’anno la commissione di degustazione che ha coinvolto sei degustatori del Golosario (oltre a Gatti e Massobrio anche Formica, Tucci, Molinari e Ricci) è arrivata ad individuare, con soddisfazione, 100 vini che meritano il podio dei Top Hundred.
A questi si aggiungeranno circa 20 vini denominati “fuori di top”, perché assaggiati dopo il raggiungimento dell’obbiettivo e degustati da un singolo (in questo caso o solo Gatti o solo Massobrio) e non in sessione plenaria.
a Dai 100 Top Hundred emergerà poi la rosa dei top dei top. Ossia il miglior vino per ogni categoria (bianchi, rosso, rosati, passiti e spumanti) e infine le CANTINE MEMORABILI, ossia le aziende già premiate nelle 18 edizioni precedenti (la prima degustazione fu del 2002) e quest’anno emerse in maniera speciale per la continuità e per la straordinaria longevità dei loro vini, molti dei quali assaggiati durante il lockdown.
La proclamazione ufficiale avverrà a GOLOSARIA FIERA ON LINE, domenica 1° novembre, mentre il 15 settembre, come da tradizione, uscirà la comunicazione dei migliori vini d’Italia.

Nel frattempo ecco la nostra ultima degustazione dell’anno, che ci ha fatto conoscere nuove cantine che entreranno su ilGolosario 2021.
Sono 188 le nuove cantine inserite quest’anno, segno di una straordinaria vitalità nel mondo del vino italiano.

Ravenna Albana “Fiorile” 2019 di FONDO SAN GIUSEPPE - Brisighella (RA)
Cinque ettari di vigneto situati a Brisighella, più precisamente nella sottozona di Valpiana. Qui, l'Appennino Romagnolo regala paesaggi dolci e zone boschive, fondamentali per quella biodiversità di cui il mondo del vino sta piano piano comprendendo l'importanza. Per raccontare il valore umano e professionale del titolare di questa azienda - Stefano Bariani - servirebbe un libro intero. Avendo a disposizione poche righe ci limitiamo a ricordare la sua esperienza lavorativa (di ben 7 anni) con Angelo Gaja, periodo che ha profondamente caratterizzato la vita di Stefano che nel 2006 decise di abbandonare Barbaresco per tornare verso casa (Ferrara). Lungo la strada si innamora di una piccola azienda, che oggi è di sua proprietà: Fondo San Giuseppe a Brisighella (Ra). Un luogo dove poter dar voce alla propria visione. Eccoci dunque nella doc Ravenna, coi vini bianchi e rossi di questa cantina.
Il Ravenna Bianco “Rundinera” (da uve marsanne) 2019 ha una bella espressione di frutta bianca ed è gradevole nella sua speziatura.
Più intenso e con una carezza secca il Ravenna Bianco “Caramore” 2019 (da uve chardonnay). Decisamente notevole il Romagna Albana “Fiorile” 2019, suadente alla vista con un colore oro. Al naso ne avverti l’aromaticità e la nota minerale. In bocca è piacevolissima la sua trama filigranosa che termina con un’avvolgenza aromatica.
Curioso il Ravenna Riesling “Ciarla” 2019 che ha note di idrocarburi, bella stoffa, con una finale amarognolo. Infine il Colli di Faenza Trebbiano “Terà” 2019. Si presenta di un colore paglierino brillante tendente all'oro. Al naso le note aromatiche ricordano il melone, ma anche spighe di grano e frutta gialla. Un vino pregnante, intrigante.
Fra i rossi ecco il Ravenna Rosso “Collanima” 2019 (da uve albana nera e centesimino) che al naso mostra note animali e una leggera rifermentazione in bottiglia. Piacevole. Decisamente buono il Romagna Sangiovese Superiore 2019 che ha un’espressione contadina, è equilibrato con una tannicità ben levigata. In bocca senti cantare i tannini con quel sottofondo di ciliegia di ottima espressività.

Sito Web: www.fondosangiuseppe.it
fondo-san-giuseppe.jpgToscana Vermentino “Oriana” 2016 di PODERE LA CAPPELLA - San Donato in Poggio (FI)
Bruno Rossini – di origini venete – è il titolare di questa cantina del Chianti Classico che ospita anche un parco, al cui centro è situata la chiesetta di S. Maria a Cerbaia. Le prime testimonianze dell'esistenza di questo edificio risalgono al 1043 e il nome della cantina è dunque in suo onore. Mi ha subito sorpreso questo Vermentino desiderabile. Molto buono, fragrante, speziato e leggermente fumè. Un bianco complesso che rappresenta un bicchiere speciale, anche da aperitivo.
Il Toscana Rosso “Corbezzolo” 2015 (da uve sangiovese) ha le note di polvere di liquirizia. Poi nel bouquet ci sono fiori e in bocca un equilibrio perfetto dove acidità e tannicità si combinano a vicenda.
Il Toscana Merlot “Cantico” 2013 ha note di caffè d’orzo e al naso la nota balsamica è molto evidente. L’espressione in bocca è fine.
Clamoroso è poi il Chianti classico 2018. Un Chianti perfetto con note molto intese di viola mammola, ciliegia, spezie. Ha una freschezza elegante che diventa velluto. Un Chianti di bella struttura come non assaggiavamo da tanto tempo. Infine il Chianti Classico Riserva “Querciolo” 2015. Anche qui la mano lo ha creato molto elegante, complesso e pieno. Le note di caffè e spezie si sentono, bella stoffa con tannini espressivi che esaltano la piacevolezza.

Sito Web: www.poderelacappella.it
cappella.jpgChianti classico Gran Selezione 2016 di CASALE DELLO SPARVIERO - Castellina in Chianti (SI)
Un altro imprenditore veneto sbarca in Toscana agli inizi degli anni Ottanta: il suo nome è Olindo Andrighetti, imprenditore che decide di investire in una fattoria di Campoperi nei pressi di Siena. È poi la figlia Ada – nel 1994 – ad acquistare anche una tenuta confinante e a dare vita al Casale dello Sparviero. Oggi siamo alla terza generazione, con Arrigo Barion che gestisce sapientemente e con uno sguardo giovane e innovativo i vigneti di famiglia. Il nome della cantina rimanda ai valori di forza, nobiltà ed eleganza che puntualmente si ritrovano nel bicchiere. Ed eccoci dunque con un altro Chianti, il Riserva 2016, dove incenso e zenzero caratterizzano la speziatura fresca. Un altro vino di stoffa, con una carezzevole tannicità. Ma quello che ci ha convinto è stato il Chianti Classico Gran Selezione 2016. Gioca sempre su una sua eleganza, ma rispetto al precedente sembra esaltare la frutta secca. Un vino caldo, piacevole. Un grande vino.

Sito Web: www.casaledellosparviero.com e per acquisti: piattaforma Tannico
casale-sparviero.jpgGrignolino del Monferrato Casale 2019 di GIORGIO ARDITI - Rosignano Monferrato (AL)
Ed ora eccoci in Piemonte, da un vecchio amore, che ha la cantina sotto il castello di Uviglie dove il 19-20 settembre si materializzerà l’appuntamento di Golosaria col vino. Durante il lockdown abbiamo aperto diverse annate della loro Barbera “Mistero” apprezzandone la longevità, per bottiglie di oltre 20 anni. Questa è una cantina dove andare sul sicuro, per acquistare il vino quotidiano che offre piena soddisfazione. Come questo Grignolino dal colore coerente (rubino pallido) che al naso spicca con note di uva fragola e rabarbaro. Avvincente la tannicità e la freschezza che sono un tutt’uno. Piacevolissima la sua struttura tipica: il 2019 per il Grignolino è stata una bella annata.
Ci è piaciuto anche il Cortese del Monferrato, nomen omen, che ti porta a finire l’intera bottiglia senza accorgersene. E poi quella Barbera del Monferrato 2019 che ha una leggera rifermentazione e al naso ricorda la rosa. Un vino profondo, vinoso, pieno, con una sua ammirevole tannicità.

Sito Web:  www.giorgio-arditi.com arditi.jpgBarbera d’Asti “Bricco” 2019 di TENUTA LA TENAGLIA - Serralunga di Crea (AL)
Questa cantina la conosciamo da tanti anni, quando ancora c’era Delfina Quatroccolo al timone. E durate il lockdown abbiamo aperto diverse bottiglie degli anni Novanta, soprattutto di Giorgio Tenaglia, trovandole sorprendentemente integre. Con Sabine Ehrmann la nuova proprietaria, ci lega un ricordo indelebile, dell’estate del 2005, quando Bruno Lauzi, l’anno prima di lasciarci, fece un concerto nella sua cantina, presentato dal sottoscritto. I suoi vini li abbiamo sempre assaggiati negli anni e il livello è sempre stato notevole.
Ecco il Grignolino del Monferrato Casalese 2019 col suo colore rubino scarico e poi note di rabarbaro, erba di sampietro. Il sorso è pieno e i tannini scalpitano.
Buono anche il Monferace 2016 che è come un esaltatore di tutto ciò che abbiamo avvertito nell’annata più giovane. Ha note di ramassin e liquirizia, è molto elegante e chiude con un piacevole finale amarognolo.
Decisamente esaltante il capitolo delle Barbera. La Barbera d’Asti Il Bricco 2019 a me e Marco Gatti è piaciuta moltissimo. La senti fruttata, con quella nota di lampone e poi l’avvolgenza femminea della Barbera. Davvero una Barbera tipica del Monferrato. La Barbera d’Asti “Giorgio Tenaglia” 2017 si presenta con note di frutta sotto spirito e caffè tostato. Alla fine del sorso esplode l’acidità in maniera ampia. Interessante la Barbera del Monferrato Superiore “1930: Una buona annata” 2016 (si chiama così) che mostra al colore riflessi aranciati. Ha note profonde di piccoli frutti e poi spezie e mirtilli. Si apprezza per l’equilibrio e la setosità. Notevole è la Barbera d’Asti “Emozioni” 2015, nomen omen. La cogli come in un bosco con note di terra bagnata e frutto vivo. È la sintesi di tutte le Barbera che abbiamo assaggiato: ha l’aromaticità della prima, le spezie delle altre, ma in più un velluto lunghissimo e un nota minerale accentuata.

Sito Web e acquisti: www.tenutatenaglia.it
tenuta-tenaglia.jpgBarolo “Bussia” 2016 di MARRONE - La Morra (CN)
Quella della famiglia Marrone è una storia molto lunga, che inizia quando Pietro, anch'egli figlio di vignaioli, chiede nel 1910 all'età di 23 anni di poter gestire e rivoluzionare il vigneto di suo padre Edoardo. Passano gli anni di fatiche e investimenti, arrivando fino alla quarta generazione, ovvero i figli di Gian Piero. In cantina l'enologo è Valentina, in amministrazione e nei rapporti con i mercati esteri puoi incontrare Serena (supportata dal marito Marco), mentre Denise è il volto dell'accoglienza. Insieme a mamma Giovanna, è un “team rosa” quello a disposizione di Gian Piero: una squadra efficiente e piena di passione dove al centro c'è il rispetto per il vigneto. Dell’assaggio dei vini diciamo subito che i rossi hanno una marcia in più che ci ha fatto ricredere del valore di questa cantina, dopo il primo assaggio di due anni fa che non ci aveva esaltato.
Iniziamo tuttavia con i tre bianchi: il Langhe Favorita 2019 che ha freschezza ma un residuo zuccherino che la rende un pò amabile. Il Langhe Arneis “Tre Fie” 2019 ha note di tè e tende alla rotondità; lo Chardonnay “Me Mundis” 2018 gioca fra banana, spezie e zenzero e vuole essere un bianco importante.
Sorpresa invece per i rossi. A cominciare dalla Barbera d’Alba “La Pantalera” 2017 che ha la “coscia lunga”, come avrebbe detto il conte Riccardi. Al naso la senti già ampia, fresca, con note verdi e calde nel medesimo tempo. È una Barbera equilibrata, filigranosa, complessa che chiude con la sua tipica freschezza. Voti altissimi per il Nebbiolo d’Alba Superiore “Agrestis” 2017 che ha un colore rubino scarico molto coerente; al naso senti la grafite e un’intensità di viola. In bocca ti accarezza una tannicità fine che accompagna un sorso che vira al balsamico, con note di erbe officinali. Grande!!!
E infine i Barolo, dove il Pichemej 2016 ci ha colpito per le lunghe note speziate, che esaltano la liquirizia. Un Barolo ben equilibrato, elegante come dev’essere. Sontuoso è invece il Barolo Bussia 2016 dove la viola sembra una musica che ti accompagna. Qui senti la profondità del Barolo in tutta la sua essenza e il bouquet ti racconta di caramelline marca Leone, finocchietto selvatico, marasca, viola macerata, liquirizia, spezie, cuoio. In bocca è rotondo, di straordinaria eleganza. Bravi Bravi!!!

Sito Web: www.agricolamarrone.com
marrone.jpgVenezia Giulia Bianco “Matos Nonet” 2013 di PAROVEL - Dolina (TS)
Questa realtà triestina nasce nel 1898 grazie al trisavolo Pietro Parovel che produceva vino e olio extravergine. Poi la carestia seguita alla seconda guerra mondiale costrinse la famiglia a concentrarsi su frumento e patate. Solo negli anni Settanta in avanti – con Zoran e la moglie Rosa Cvetka – fu concessa nuova linfa alla produzione di vini. Se avrete la fortuna di visitare la cantina, oggi troverete Elena ed Euro Parovel ad accogliervi, fratelli che condividono la passione per questo nettare. Sentimento che si traduce in amore puro per una terra che qui offre i frutti di refosco, moscato giallo, vitovska, malvasia istriana, sauvignon, sèmillon. Ed è da un blend di questi ultimi tre vitigni che nasce – grazie ad un terreno argilloso e calcareo ricco di magnesio e ferro – il loro “Matos Nonet”, vestito di color rame acceso, che ha un naso davvero intrigante. Frutta sciroppata, quasi disidratata. Percepisci il miele ma anche le nocciole. La nota aromatica è evidente e a conquistarci è la sua mineralità mai invadente.

Sito Web: www.parovel.com
per acquisti: piattaforma www.callmewine.com

parovel.jpgVino Rosato Frizzante “Michè” di MICHELE SATTA - Castagneto Carducci (LI)
Michele Satta è il pioniere del sangiovese in purezza a Bolgheri. Il suo “Cavaliere” è la carta d'identità dell'azienda, la perla pregiata che lo ha battezzato tra i Grandi. Varesino di nascita, la sua prima vendemmia è datata 1983 e – accompagnato in questa avventura dalla moglie Lucia – oggi la cantina vanta un palmares internazionale, ricco di premi e riconoscimenti. E altro sangiovese in purezza è il “Michè”, assaggiato in anteprima tre anni fa e oggi alla tavola di Cascina Vittoria a Rogliano. È un metodo ancestrale in versione rosata che gioca sulla freschezza e la facilità di beva, ma che fa sentire l’anima autentica del sangiovese. Non viene attuato il dégorgement, per questo alla vista non sarà brillante: tuttavia la concentrazione e fittezza di colori che troverete nel bicchiere ritornerà inevitabilmente anche al naso. Uno spumante da mangiare che diverte nel suo rimanere contadino. Vitigno che difficilmente troverete in questa versione, rappresenta tuttavia un'interpretazione molto interessante del territorio che mostra, ancora una volta, una duttilità incredibile. Giacomo, figlio di Michele, oggi conduce più che egregiamente l'azienda: la sua nuova creatura “Marianova” (Bolgheri Superiore blend di sangiovese e syrah vinificato in anfora) ha già conquistato i cuori di molti.

Sito Web e per acquisti: www.michelesatta.it
satta-miche.jpgFranciacorta Satèn di SANTA LUCIA - Erbusco (BS)
Siamo ad Erbusco in provincia di Brescia e passeggiamo idealmente nei 30 ettari condotti a regime biologico di questa azienda nata alla fine degli anni Novanta. La sede produttiva è situata nel complesso architettonico intorno a Palazzo Longhi, costruito nel XVII secolo. Santa Lucia produce Franciacorta e Curtefranca, riuscendo in modo encomiabile a interpretare questo terroir ricco e generoso. Tra tutti, ad emergere è indubbiamente la versione Satèn che ci parla di cremosità e delicatezza per un chardonnay in purezza affinato almeno 24 mesi. Senti il glicine e una spezia elegante che arriva soffice in bocca. Perlage elegante, sorso equilibrato. Grande bicchiere, già nostro top hundred, riassaggiato al Ratanà di Cesare Battisti.

Sito Web: www.santaluciafranciacorta.it
santa-lucia-franciacorta.jpgAbruzzo Pecorino 2017 di TENUTA I FAURI - Ari (CH)
Cantina che nasce ad Ari, piccolo comune della provincia di Chieti, dove la famiglia Di Camillo ha recuperato i vigneti e le vecchie vasche di cemento ereditate da nonno Luigi. Nei campi si segue la lotta integrata, a metà strada tra l'agricoltura convenzionale e quella biologica. Viste mozzafiato e biodiversità caratterizzano questi luoghi e con gioia, alla somma tavola di Gigi a Crandola Valsassina, stappiamo il loro Pecorino: bouquet di frutta esotica, poi miele ed erbette aromatiche. In chiusura arriva la mentuccia e la persistenza gusto-olfattiva è lodevole. Papà Domenico sta sapientemente accompagnando i figli Luigi e Valentina nel lungo e faticoso percorso del vignaiolo, misteriosa arte che regala emozioni uniche. Proprio come questo pecorino.

Sito Web: www.tenutaifauri.it
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