Sulle tracce del mio viaggio prima dell’estate

Viaggio di cinque giorni in Sardegna, a girare cantine, sentendo l’aria di vacanza durante il week end del ponte del 2 giugno. Ora, la prima impressione che ho avuto è che l’enoturismo è una realtà acclarata, capace di offrire alternative alla spiaggia, per chi vuole conoscere da vicino la storia di una rinascita che ha a che fare con il vino. Personalmente, da un lustro, insieme a Marco Gatti abbiamo ben presente che gli investimenti in Sardegna sono pari a quelli che stanno avvenendo sull’Etna o nella zona del Timorasso, a Tortona. Diversi i casi di imprenditori del Continente che stanno investendo su vigneti e cantine.

Detto questo, il nostro viaggio è iniziato dalla cantina La Contralta di Olbia (località le Saline) dove ci ha accolto l’enologo di origine friulana Roberto Gariup, nella nuovissima cantina, dotata di un dehors e di una sala degustazione. Per noi questa cantina è stata fra i Top Hundred del 2021 con il Vermentino di Gallura Superiore “Fiore del Sasso” 2019. Il progetto prevede anche un investimento importante a Palau dove c’è uno stazzo del 1926 che diventerà un luogo di accoglienza.

contralta-titolare.jpgRoberto Gariup de La Contralta di OlbiaFra i nostri assaggi ecco il Vermentino Isola dei Nuraghi 2020 un vino dal colore giallo oro con note citrine ben marcate e frutta esotica speziata con finale sapido. Il 2021 si affina in cemento e qui senti più evidenti il miele speziato, la pesca melba e poi un sorso morbido, minerale. Bellissimo vino che merita il massimo riconoscimento in entrambe le annate.

Venas è invece la cantina di quattro amici, fra cui lo stesso Roberto, Fabrizio Conte, Stefano Tedeschi e Stefano Negri il loro Vermentino Isola dei Nuraghi 2019 si chiama “Abal’abà”. E colpisce per l’originalità, con quella speziatura di zafferano e una freschezza spaziale. Anche qui il colore è orange; in bocca è tanta roba, allappante con note di panettone, liquirizia, frutta esotica sotto spirito che senti anche in bocca. Da cercare.

venas-abalaba.jpgIl Vermentino Isola dei Nuraghi “La Contralta” 2019 è affinato un anno in tonneaux di rovere e 10 mesi in acciaio. Ha colore arancio candito e qui resta sempre desta l’eleganza con note minerali che chiudono il sorso sapido. Un vino da bere in silenzio, perché la sua complessità regala all’appassionato vero di vino momenti di meditazione e sogni di viaggi fra spiagge e monti.
Passando ai Rossi ecco il “Su Nighèle” 2019 di Venas, il loro secondo vino che subito si evidenza con note di inchiostro, cuoio finissimo. È elegantissimo.
venas-su nighele.jpgIl Cannonau “L’ora grande” 2019 l’ora grande della Contralta ha una frutta fresca più spiccata coi piccoli frutti che si fanno sentire. Elegante e suadente il Carignano “M’illumino” 2020 che ha la freschezza della prugna e l’eleganza tipica del Carignano. Grandi vini!
contralta-cannonau.jpgA Tempio Pausania abbiamo invece incontrato Francesco Mariotti con la sua cantina Davitha e lui ci ha fatto assaggiare i suoi vini naturali direttamente dalla botte.
titolare-davitha.JPGFrancesco Mariotti della cantina DavithaL’Isola dei Nuraghi Vermentino Nathavi 2021 è bellissimo; clamoroso il Colli dei Limbadi Rosato Nathavi 2021 che profuma di lampone e quindi il Davitha rosso da uve pascale, caricagiola, barbera sarda e altri vitigni...
Fa anche un caricagiola in purezza, sempre 2021, che è una sorpresa al pari del Davitha Bianco 2021, blend di vermentino e moscato: un vino da mangiare con quella frutta bianca macerata che è un invito. Quello che colpisce in tutti questi vini, che nell’annata 2021 hanno una marcia in più, è la pienezza, la ricerca di eleganza e la sapidità. È una cantina di cui si sentirà parlare molto. C’è da scommetterci.
davitha-tre vini.jpgIn questa cantina abbiamo conosciuto anche Luca Depperu Sassu, amico e produttore in Luras. Suo il Vermentino Sgimòne 2021 che offre note floreali di camomilla e poi un sorso secco e sapido. Il suo Rosato Ru 2021 è molto intenso con note di caffelatte e una bella rotondità in bocca. Il Cannonau 2021 ha un fondo di carrube; in bocca tannini e spezie lo rendono graffiante. È fruttato con note verdi, molto caratteristiche.
davitha-titolare.jpgLuca Depperu Sassu, produttore di LurasSu Avvenire (link), l’8 giugno avevo scritto un pezzo sulla Colleganza sarda, riportando una dichiarazione di Roberto Gariup: “Ogni terreno, ogni esposizione, ogni altezza è diversa non c’è motivo di sentire l’altro come un concorrente”. Qui ne ho visto la rappresentazione.

Francesco Lepori di Trinità d’Agultu è un gigante e un campione di umiltà. Noi lo scorso anno premiammo il suo Colli del Limbara “Zilvara” fra i Top dei Top e chi venne a Golosaria lo conobbe e ne rimase colpito tanto che oggi il suo rosso da uve caricagiola e il suo Bianco Colli di Limbara si apprestano a sbarcare nel Principato di Monaco. È stato un colpo di fulmine il giudizio mio e di Marco Gatti? Se c’era un dubbio, la visita nella sua cantina me lo ha tolto del tutto. Nei suoi vini c’è sostanza da vendere. E Francesco me ne ha dimostrato aprendo bottiglie del 2020 e 2018 di “Caricagiola” e del 2013 e 2011 di “Zilvara” (spettacolo puro) oltre al 2021 nella vasca sia del bianco sia del rosso (grandissime promesse). Non ci sono più aggettivi per dire che dentro a quei bicchieri c’è la Sardegna che avresti sempre voluto scoprire.
lepori.jpgFrancesco Lepori nella sua cantina di Trinità d'AgultuCon Francesco, poi, nel pomeriggio, siamo andati fino a Sorso Sennori per incontrare la cantina di Fara Cappai. Una cantina antica, dove la chicca è stato proprio l’assaggio del mitico Moscato di Sorso. E lì mi sono commosso, immedesimandomi in Veronelli quando andava alla scoperta dei vini contadini. Che stanno tornando in auge vivaddio. E qui ci devono credere.

Al ritorno a Trinità, eccoci nella Tenuta Buniccu che sta nascendo attorno a quei vigneti ad anfiteatro di una cava naturale. La titolare Silvia Muroni ci ha accolti con tutta la sua famiglia (il figlio Matteo sta studiando enologia).
tenuta-bunicca-famiglia.jpgSilvia Muroni (a sin.) con tutta la famiglia, titolare della Tenuta BuniccuMarco Gatti aveva già avuto modo di apprezzare i vini e di scriverne sul Golosario.it (link), ora è toccato a me sentire il sapore di una gran bella promessa, che fra poco sarà un luogo di attrattiva per l’enoturismo. Il loro Vermentino di Gallura superiore “Birò” 2020 ha colore paglierino classico con note di polpa di frutta e anche floreale. In bocca c’è una vena di frutta bianca sottospirito, di ribes. Classico e lineare anche il 2021.
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Il Rosso 2021 da uve rosse autoctone, mi ha colpito per la frutta distesa al naso che trasporta un sorso di eleganza inusitata. Il 2020 è una conferma. Li vogliamo a Golosaria!

Infine, il colpo di frusta che non t’aspetti, ovvero la Cantina cooperativa del Giogantinu a Berchidda. Sapevo della bravura dell’enologo veneto Michelet che cura anche la cantina di Bisson, ma vedere nei vini di questa cantina che ha 254 soci conferitori e produce 1,5 milioni di bottiglie mi ha commosso, scusate se uso ancora questa parola. Eh sì, perché commuove vedere come un uomo possa interpretare un territorio che ha un quid unico. Poco prima di arrivare, la superstrada indicava Monti, che per me era un’enclave del vermentino molto interessante, ma trovare l’originalità di Berchidda che ha il suo valore nel Monte Limbara è stata una sorpresa, vi assicuro. E poi i prezzi, assolutamente competitivi per il valore dei vini che si trovano nella Gdo (approfittatene, io l’ho fatto subito il giorno dopo per una cena con amici). Detto questo, l’assaggio è stato con Roberto Vargiù, direttore della cantina e Andrea Dente, responsabile tecnico.
giogantinu.jpgIl Vermentino di Gallura 2021 è iconico per freschezza e sapidità, il Vermentino superiore 2021 ha quella mandorla amara intrigante e una rotondità in bocca che ne fa uno dei migliori assaggi che potete immaginare.
giogantinu-vermentino gallura.jpgLe vigne storiche danno origine al “Kerenzia” superiore prodotto con il grappolo pizzettato. Colore dorato e profondità di albicocca. Pazzesco il 2016, dove quel verde che sentivi negli altri campioni diventa lavanda. L’Isola dei Nuraghi “Terra Saliosa” 2020 è un blend di merlot e cabernet e dal suo rubino senti note di incenso e una carezza in bocca fine ed elegante. Che vini, ho detto a Pietro Dente, papà del direttore tecnico che è la memoria storica. Che gran bella scoperta, per uno come me che ha sempre creduto nel valore delle cantine cooperative.
zuppa di pesce.jpgDei vini di Murales, Mura e Li Duni ho scritto su La Stampa per cui rimando al mio articolo uscito martedì 14 giugno (link), mentre merita segnalare alcuni ristoranti dove sono stato. Murales che è un ristoro agrituristico ci ha stregati con il piatto di zicche di pesce e subito col suo Vermentino base.
titolari.jpgPiero e Giuliana Canopoli titolari di MuralesA Badesi il Vendemmia tardiva Nozzinnà della cantina Li Duni, annate 2015 e 2012, lo abbiamo abbinato all’aragosta cucinata al Calypso, ristorante sulla spiaggia, davvero ottimo. Sorpresa per la cena a Trinità d’Agultu, nel ristorante Il Geranio che ha una cucina veramente interessante e un servizio attento.
ristorante il geranio.jpgA Loiri Porto San Paolo abbiamo pranzato a base di pesce al ristorante 12.1 che è già sul nostro Golosario e il cuoco ha saputo rendere perfetta una razza appena pescata e uno scorfano. E qui è stato uno spettacolo il Vermentino di Gallura “Clos” di Atlantis, azienda privata di Berchidda.
atlantis-vermentino clos.jpgMentre la fregola al ragù di scoglio e l’ottima pasta e fagioli a modo mio è stata la soluzione del ristorante dello Yacht Club di Porto Rotondo (bravissimo lo chef Marco Mainardi) dove abbiamo accompagnato la cena con il superbo Vermentino di Gallura “Lupus in Fabula” 2020 di Tenute Olbios.
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