Su ilGusto.it Paolo Massobrio degusta Vermentino e Cagnulari, che si confermano i protagonisti indiscussi del Logudoro

L’inverno sardo rivela un volto autentico e profondo, capace di restare impresso nell'anima ben oltre i festeggiamenti del Capodanno. Alghero funge da porta d'ingresso, ma la vera sorpresa risiede nel suo entroterra, in particolare a Usini. Questo comune di 4.400 abitanti, incastonato tra il Logudoro e la Nurra, si presenta come una vera capitale del vino, pur vantando un patrimonio che spazia dall'olivicoltura di cultivar Bosana ai celebri carciofi spinosi, fino alla tradizione gastronomica degli Andarinos, la pasta delle feste condita con ragù di pecora.

Il paesaggio è un intreccio di natura e archeologia, dove le vigne convivono con antiche abitazioni scavate nella roccia e Domus de Janas risalenti al Neolitico.

Il cuore pulsante di questo territorio batte per due vitigni d'eccezione: il vermentino e il cagnulari. Quest'ultimo trova proprio a Usini un'enclave unica, capace di esprimere un rosso rubino intenso con profumi speziati e un sorso equilibrato tra velluto e croccantezza. La vicinanza al mare e l'esposizione al Maestrale, unite a terreni calcarei e forti escursioni termiche, conferiscono ai vini una sapidità e una freschezza senza pari. Una folgorazione che richiama la storica intuizione di Luigi Veronelli, il quale fece conoscere al mondo il Vermentino Vigna Tuvaoes prodotto da Giovanni Maria Cherchi, il leggendario "Zio Billia". Oggi quell'eredità prosegue con successo grazie alla cantina Cherchi, guidata dal figlio Salvatore, e alla cantina Binza ‘e su Re, fondata dalla figlia Annalisa insieme al marito Franco Manca, stabilmente ai vertici delle classifiche nazionali.

Ma il panorama di Usini è ricco e variegato: la cantina Chessa si distingue non solo per il suo Vermentino Mattariga, ma anche per l'innovativo Vermentino di Sardegna macerato C’era una Volta 2021, che esplora nuove frontiere della longevità.

L'eccellenza prosegue con la cantina Gavino Delogu, nota per la freschezza immediata dei suoi prodotti, e con realtà consolidate come Salvatore Chessa, Giovanni Chessa e la storica Carpante. Tra le novità emergenti che stanno raccogliendo consensi figurano infine le cantine di Francesco Fiori e Giuseppe Pocobelli. In ognuna di queste aziende, il binomio tra Vermentino e Cagnulari rimane il fulcro della produzione, talvolta affiancato dal Cannonau, in un viaggio sensoriale che rende Usini una meta imprescindibile per ogni appassionato.

 

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