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Se il Barolo è senza solfiti

Paolo Massobrio | 22-10-2014

Le emozioni del gattonero, Barolo che sconvolge

Ne ho fatto un accenno sulla Stampa, nel mio appuntamento "In Cantina" settimanale e ho scritto che questo Barolo mi ha "sconvolto”. Nel senso letterale, perché non avrei mai pensato che uno stesso Barolo, tratto dalle medesime vigne in La Morra (Borgata Torriglione, 4 - tel. 0173509623) e dalle medesime uve potesse avere una differenza così accentuata, per via dell'assenza dei solfiti nel secondo campione. Lo produce Vladimiro Rambaldi, titolare di un'azienda agricola che porta il suo nome, dedita espressamente al Barolo, mentre con la società Trediberri contribuisce con altri amici a fare un Barbera d'Alba e un Nebbiolo. Il suo primo Barolo, datato 2004 si chiama IL LAURO; il gemello del Lauro non ha un nome, ma un'etichetta diversa (che cambia ogni anno, come quella del Lauro), realizzata da un pittore francese. E quella del millesimo 2009 è un gatto nero, immortalata dal mio iPhone, la sera del mio assaggio, in compagnia di Mattia Martinelli della Locanda Fontanazza, figlio d'arte (suo padre Massimo ha scritto "il Barolo come lo sento io").

Orbene questo Barolo è destinato a fare storia. Ha colore rubino scarico con riflessi tra il violaceo e l'aranciato e una timida opacità (il Lauro ha un colore più scuro). Al naso lo senti fragrante, ampio, rorido di viola a tutto campo e già qui appare singolare, staccandosi da altri campioni di vino di questo paese, dove non mancano i cultori del biologico (cercate Erbaluna ad esempio, che in paese apre anche un wine-bar). In bocca non lo chiameresti austero, come certi Barolo, ma amico, come un abbraccio. Il suo rosso tenue dilaga su tutto il palato in maniera pregnante, sugosa. È un Barolo da mangiare, che ti gratifica in eleganza con la sua tannicità morbida, equilibrata. Lo bevi e lo ribevi, mentre il Lauro lo bevi e trovi finalmente coerenza, dopo una buona mezz'ora, nella parte finale. Più minerale al naso, ma la medesima trama tannica in bocca. Io voglio riassaggiarlo, quel gattonero. È il mio Barolo. Mi sono innamorato.

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DI PAOLO MASSOBRIO

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