Terroir e vitigni autoctoni: il binomio vincente su cui ha puntato il cavalier Sergio Stevanato

Seguiamo questa cantina da anni e dei loro vini apprezziamo la coerenza territoriale – la ponca è un filo conduttore che intreccia ogni assaggio – e una piacevolezza di sorso che, mai sfacciata, è sempre goduriosa. A questo ultimo giro di assaggi, però, abbiamo riscontrato una crescita ulteriore, un'identità assolutamente compiuta. A partire dai due Metodo Classico prodotti, straordinari. La Ribolla Brut 2017 è un invito all'assaggio fin dal colore, uno squillante giallo oro carico che ricorda un sole al tramonto sulle vigne. All'assaggio colpisce per le note floreali più che fruttate, un evidente accenno di zafferano, ma soprattutto uno spunto minerale di pietra focaia che riporta immediatamente alla ponca. In bocca poi il sorso è cremoso e pieno, ma la larghezza è sostenuta da una spina acida e sapida che decreta freschezza e persistenza.
ribolla-gialla-brut.jpgIl Tanni Pas Dosè è invece il Blanc des Blancs da uve chardonnay. Il millesimo 2015 è nuovamente di un bel colore giallo oro, e si esprime con note fruttate più evidenti, di agrumi soprattutto, in particolare pompelmo rosa. Il filo conduttore è ancora la mineralità, che tratteggia un sorso sicuramente più austero, anche per un finale amaricante più accentuato, ma sempre piacevole. 
tanni-pas-dose.jpgAltrettanto straordinari i tre bianchi, annata 2019. La Ribolla, giallo paglierino carico, si distingue per un fruttato esotico reso ancor più piacevole da una sottile speziatura e la stessa nota di zafferano che avevamo già trovato nel Metodo Classico. All'assaggio non delude, anzi: è un vino molto elegante, sapido più che acido, un velluto infinito e filigranoso, che termina in un finale speziato perfettamente corrispondente alle note olfattive.
ribolla-gialla.jpgLa Malvasia è paradigmatica: prendete una pesca gialla appena colta da un albero, tuffatela in un vino bianco fresco e dalle evidenti note aromatiche e otterrete questo bicchiere che è un concentrato di piacevolezza e di raro equilibrio.
malvasia.jpgInfine il Friulano, di cui Tenuta Stella offre un'interpretazione decisamente originale. La pera williams che si apre ai profumi ben presto viene sovrastata da un effluvio balsamico di erbe aromatiche (salvia) che è l'impronta che ritorna poi all'assaggio. È un Friulano molto espressivo, che si distende largo e quasi aromatico, reso vibrante da una freschezza e mineralità – ancora la ponca, ovviamente – che prolunga il sorso verso una persistenza infinita. 
friulano.jpgChiudiamo con un rosso, il Sdencina 2019, uvaggio di due nobili autoctoni friulani che rispondono al nome di schioppettino al 95% e refosco dal peduncolo rosso. Belle le note vegetali che si innestano su un fruttato di sottobosco e ciliegia, e poi ancora una sottile nuance di polvere da sparo. In bocca è elegante, rotondo, di bel corpo e usuale freschezza. Un bel bicchiere.
sdencin-rosso.jpgDetto questo, non resta che segnare un continuo impegno dell’enologo Alberto Faggiani insieme con la moglie Erika Barbieri che oggi hanno saputo identificare perfettamente l’anima di questo terroir. Mesi fa il nostro Fabio Molinari aveva fatto una degustazione dei vini di un’azienda vicina di casa, che si chiama La Ponca, ed era rimasto colpito dall’originalità dei vini. Questo per dire che Scriò, frazione di Dolegna del Collio (Gorizia) è davvero un’enclave unica dove il cavalier Sergio Stevanato ha investito in maniera oculata, a partire dai primi 5 ettari nel 2009, favorendo l’accorpamento di porzioni di vigneti che sarebbero andati persi. Tuttavia, ci sembra che la vocazione di questa terra sia perfetta per le uve a bacca bianca più che a bacca rossa. E se i due vitigni autoctoni hanno comunque dato risultati soddisfacenti, non siamo ancora al quell’effetto Wow che hanno destato i bianchi. Forse che col cabernet o il merlot cambierebbe qualcosa?
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Tenuta Stella

via Sdencina, 1
Dolegna del Collio (GO)
tel. 0481 639895
www.tenutastellacollio.it

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