A Torino la tradizione sabauda incontra la formula informale dei piattini condivisibili: la riuscita scommessa di Ciao Cara tra memorie di casa, ottimi prezzi e uno sguardo al futuro

Torino difende la sua cucina tradizionale, tra le più apprezzate al mondo, ma vieppiù comincia a presentarla in modo meno convenzionale e più moderno. Non ci rinuncia, anzi la ripulisce dalla polvere che l'incedere degli anni la ricopre e orgogliosamente la rilancia in forme che attraggano di più tutti e soprattutto le nuove generazioni. Per carità, in città continuano ad essere ineccepibili interpreti della grande tradizione culinaria sabauda nomi intoccabili come le Antiche Sere, San Giors, L'Acino, Fratelli Bruzzone ed altri ancora e Iddio li conservi, ma giovani entusiasti e capaci stanno facendo tesoro della nuova moda imperante, quella dei piattini o piccoli piatti buoni per tutte le occasioni e l'adattano non agli esotici e un po’ stravaganti abbinamenti che ammiccano a tutte le cucine del mondo ma bensì alla nostra classica cucina piemontese (qui ci sarebbe da aprire una parentesi giacché in ogni provincia in Piemonte la cucina ha le sue peculiarità ma una nota caratteristica comune esiste).
bon bon.jpgCiao Cara mi par di dire è il capofila di questa interpretazione gastronomica-filosofica. La stessa atmosfera dell'osteria di una volta, semplice spontanea quasi familiare con tanti piatti da condividere sul tavolo che risvegliano altrettanti ricordi di pranzi in famiglia con tanti parenti intorno e dopo le tante portatine se lo spazio digestivo lo consente piatti più abbondanti a completare l'esperienza.
polenta fritta.jpgC'è tanto del quotidiano della cucina di casa nei piattini di Ciao Cara (il termine piattino non dice tutto, è proprio una portata condivisibile per due) ma ci sono anche composizioni più elaborate riconducibili alla stessa origine territoriale.
focaccia.jpgIo e il solito amico di ventura per assaggiare il più possibile abbiamo in successione ordinato la nostra cipolla in cocotte con fonduta di salsiccia e amaretti a 10 euro, davvero ottima, bon bon di guancia con maionese alle nocciole a 10 euro, polenta fritta, che bei ricordi!, a 5 euro, focaccia tostata e burro mantecato all'acciuga a 7 euro, plin fritti a 7 euro, paté di bovino al passito e pan brioche 8 euro,
pate.jpgi plin al sugo d'arrosto a 12 euro (la ragazza che ci ha servito sussurra che la ricetta dello chef Girone, con esperienza in locali importanti del Torinese, sia una interpretazione molto vicina a quella classica attribuita a Lidia di Alciati memoria). Erano comunque molto buoni.
plin.jpg
Ma non abbiamo potuto provare altri piattini altrettanto tentatori come per esempio la cruda, il tonnato, i tomini in salsa rosa, il salame della Rosa, la parmigiana e altro ancora. È stata chiara la nostra intenzione di testare i piatti con maggiore originalità per mettere maggiormente alla prova la cucina. Prova superata.
dolce.jpgIl tutto con una bottiglia di vino ad hoc per la calura estiva come il Grignolino d'Asti "Giassà" Doc di Tenuta Garretto a 29 euro il tutto confermo per 98 euro in due. Bello, Buono ed Onesto.

L'iniziativa che ha in Emanuele Borio l'anima del progetto e la realizzazione di un sogno, quello di riaprire un locale proprio dove il suo bisnonno aveva avuto una trattoria, e in Federico Girone lo chef, come già detto con ampie esperienze altrove ricordo soprattutto Zappatori con Milone, che ha indirizzato lo stile della cucina, con la tradizione più classica a regnare rendendola più accessibile, più appetitosa, più moderna nel modo di presentarsi. Pare tutta la squadra abbia risposto Sì a una loro intima domanda: "Si può riprodurre la classicità della cucina sabauda fuori dai canoni dell'osteria tradizionale e farla diventare attrattiva, moderna e gradevole a tutte le generazioni?". Anche noi come consumatori rispondiamo di sì e di questo fa fede il successo che il locale sta ottenendo.
interno.jpgAbbiamo goduto di quell'ambiente poco infiocchettato, essenziale ma confortevole, abbiamo respirato quella bella atmosfera di accoglienza festosa, spontanea e familiare, abbiamo apprezzato quei piatti in condivisione che sapevano di buono, di immediato, di qualità sottintesa e non sbandierata, buoni per tutto, pre cena, cena e dopo cena, siamo stati piacevolmente sorpresi dai prezzi molto equi anche nei vini. A dire il vero la Cantina quasi esclusivamente legata al Piemonte, seppur con scelte interessanti di piccoli produttori e non solo e sempre con ricarichi modesti, ci è parsa un po’ limitata ma Emanuele, Lele per gli amici ho saputo, ci ha assicurato che questa versione rappresenta la prima scelta quasi obbligata e a breve si amplierà anche perché è prevista proprio di fronte l'apertura di una nuova vineria a completare l'offerta del Gruppo.

Ho copiato dal loro sito questa affermazione. "Ciao Cara non è solo una cena. È quel tavolo in cui torni volentieri". Affermazione ambiziosa e anche speranzosa. Quella sera, anche se il nostro tavolo era un po’ traballante, l'ho sentita vera. Può sicuramente migliorare ma la formula di Ciao Cara mi è parsa davvero interessante. Il futuro li attende e noi sicuramente a quel tavolo torneremo volentieri. (provato il 3 luglio 2026)

Ciao Cara

via Conte Luigi Tarino, 11
Torino
tel. 0119615842

 

Foto d'apertura da pagina Facebook

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