Una degustazione tematica dedicata alla Calabria ci rivela una regione enoica in forte crescita. Una sorpresa a cinque asterischi

Fate largo, arrivano i calabresi. L'ascesa di questi vini che vi abbiamo raccontato in questi anni è probabilmente arrivata a un punto di svolta e oggi sono tante le cantine capaci di esprimersi con prodotti di carattere, tipici nelle loro espressioni e contemporaneamente nbvccapaci di guardare al mercato internazionale. Ecco quello che abbiamo scovato nella nostra ultima degustazione.

CANTINA VAL DI NETO di Crotone - Calabria Rosso Neaithos 2020
Fin dagli anni del Dopoguerra, questa cantina ha rappresentato la leva del rilancio della viticoltura nel Crotonese. Poi, dopo la grave crisi degli anni Novanta, l'operato è stato rilanciato dalla famiglia Cappa che ne ha tenuto insieme il tessuto produttivo. Ottimo lavoro, ci viene da affermare, dopo aver assaggiato una ricca campionatura. Il Calabria Bianco Kalypso da uve malvasia, sauvignon e chardonnay è suadenza allo stato puro con profumi di violetta e erbe officinali, elegante e di corpo.
valdineto-kalipsos.jpgIl Calabria Bianco Ferule 2019 (greco bianco 70%, chardonnay 30%) è molto concentrato, più fruttato, con una parte minerale che si fa sentire. Il Calabria Bianco Lumià, da uve greco bianco in purezza, guarda invece più alla parte balsamica. Anche il Rosato Amistà 2020, da uve gaglioppo in purezza, ci lascia una buona impressione: fragoloso, sapido, di giusta acidità. Passando ai rossi, il Vigna delle Volpi 2019, ottenuto da cabernet sauvignon e merlot, si presenta con un naso che miscela sapientemente peperone e liquirizia, caldo in bocca con una buona speziatura. A colpirci è però l'assaggio del Neaithos 2020, blend di gaglioppo, cabernet sauvignon e merlot, vinoso con note verdi, una profondità inusitata per un campione così giovane con una mineralità e una speziatura che rendono vibrante il sorso.
valdineto-neaithos.jpgBARONI CAPOANO di Cirò Marina (Kr) - Cirò Rosso classico superiore Neruda 2019
Un nostra vecchia conoscenza, una garanzia quando si parla di Cirò, questa famiglia di antico lignaggio che ha fatto la storia in tutti i campi, scientifico, storico, giuridico, artistico ed ecclesiastico, e anche nel vino sa dire la sua. Raffaele Capoano - nel 1997 - imbottigliò le prime bottiglie avvalendosi di enologi di fama internazionale e oggi (più precisamente dal 2005) è suo figlio Massimiliano a condurre le redini dell'azienda. Circa 20 ettari di possedimenti comprensivi di ulivi e vigneti; questi ultimi – cresciuti ad alberello e di una certa “anzianità” – garantiscono basse rese per ettaro (2 kg a vite) per un mosto di alto livello qualitativo. La maggior parte dei vini prodotti, rientrano nella DOC Cirò che ha come protagonisti gaglioppo e greco bianco. Tra i nostri assaggi ottimo il Cirò Greco Bianco 2020 con naso floreale, molto fine, fresco e di buona sapidità. Il Cirò Bianco Antea 2020, da uve greco bianco 80% e mantonico 20%, ha naso più ampio, che punta sulla frutta tropicale e in bocca risulta fresco e sapido. Il Rosato Dop 2020 Don Angelo (90% gaglioppo e 10% syrah) ha un naso dolce, di zucchero filato, anche in bocca risulta decisamente morbido, mentre il Rosato 2020, da uve gaglioppo in purezza, è equilibrato, intenso. Il Cirò Rosso Classico 2019, sempre 100% gaglioppo, ha un naso intrigante, profondo, con note quasi animali, di spezie e incenso. Il Cirò Rosso Superiore Neruda 2019 (gaglioppo al 90%  in aggiunta a  uve merlot 10%) è, poi, il campione che ci ha lasciato attoniti con un naso di grande complessità e finezza, dove si avvertono profumi di cioccolato e menta, ma anche più ricercati di grafite. In bocca è elegante, con tannino setoso. Noi lo premiammo con il passito, ma questi assaggi ci hanno fatto capire il motivo del successo che ottenne lo scorso anno a Golosaria Monferrato, a partire dalla sua bollicina.
baroni-capoano_Neruda.jpgFARNETO DEL PRINCIPE di Altomonte (Cs) - Vino Rosso Bio 2018
Duecento ettari di terreni, di cui settanta vitati, all'ombra del bellissimo borgo di Altomonte nel Cosentino. Questo è il cuore di una cantina che fin dall'inizio del suo percorso ha puntato sui vitigni autoctoni, come magliocco dolce, lacrima, montonico bianco, greco bianco e greco nero, coltivati secondo i dettami del biologico. Abbiamo assaggiato il Bianco Bio 2020, frutto di uve malvasia in purezza, dal naso decisamente floreale, di ginestra e caramella. Interessante anche il Rosato Bio 2020, da uve magliocco e calabrese, che invece al naso ha note più selvatiche che creano un piacevole contrasto con la bocca più morbida, con una speziatura che si impone nel retrogusto. Il Vino Rosso Bio Calabrese 2018, da uve dell'omonimo vitigno, è la sorpresa: intenso, caldo, con profumi di frutta secca che ritornano nel retrogusto e un tannino ben levigato. 
farneto-del-principe.jpgASPROMONTE di Ciminà (Rc) - Calabria Bianco Mantonico 2020 Pasquale Polifroni
Segnatevi questo nome perché ne sentirete parlare anche se oggi la sua cantina è quasi introvabile, almeno su web. Siamo a Ciminà, paese celebre per il caciocavallo a doppia testina, e qui questa azienda produce un Mantonico da manuale. Fin dal colore è molto tipico, con tonalità che ricordano la buccia di cipolla. Al naso c'è frutta esotica matura e albicocca, poi una piacevole nota di frutta secca ben espressa e in bocca un'acidità ancora nervosa. Un vino non propriamente equilibrato, quasi disomogeneo, verace. Un vino che non può passare inosservato. Bravo!
aspromonte.jpgSPADAFORA di Mangone (Cs) - Calabria Nerello 2017 Spadafora 
Lo conosciamo da quattro anni e lo abbiamo anche già premiato con il Top Hundred nel 2018 per il Donnici Magliocco “1915” annata 2013, eppure anno dopo anno il miglioramento è ancora costante. In questa tornata abbiamo assaggiato una panoramica delle produzioni di questa cantina storica (1915 infatti è l'anno di fondazione) che ha nel Donnici e nelle diverse espressioni del vitigno magliocco la sua punta d'eccellenza. Anche i bianchi, però, non sono da sottovalutare come ci ricorda l'assaggio del Terre di Cosenza Bianco Lunapiena da uve di greco, mantonico e malvasia, che ha naso raffinato di ginestra ed erbe aromatiche, come il rosmarino e lavanda, che ritornano in bocca in un piacevole mix. Il Magliocco Rosato Arsura ha naso molto pulito, di ciliegia e frutta secca e in bocca è equilibrato, piacevole. Il Calabria Solenero da uve magliocco e merlot è un rosso di razza, che nel 2019 può già mettere in campo una bella maturità.
spadafora_solenero.jpgHa profumi di frutta secca, in bocca è pieno, tannico. Il Terre di Cosenza 2019 Neropaco da uve di magliocco dolce è un vino da assaggiare e riassaggiare, che ha un naso di liquirizia dolce, quasi sukai, rotondo in bocca, molto piacevole. Ancor più convincente, da guadagnarsi i cinque asterischi, il Calabria Nerello con un naso pieno di ciliegia, frutta molto concentrata, in bocca ha personalità, con un tannino perfetto, un vino che abbiamo preferito anche al loro top di gamma, l'Annodomini 1915 (da uve malvasia, greco nero, magliocco dolce) che, tra frutta cotta al naso e speziatura, mostra comunque le caratteristiche dei grandi rossi.
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