Il Prosecco ha battuto lo Champagne si legge sui giornali. In volumi ovviamente, non certo in valori. Di vino comunque se ne sta parlando in questi giorni, soprattutto in vista della 49^ edizione di Vinitaly, che sarà prologo del Padiglione del Vino nei sei mesi di Expo. E a sua volta, tutto questo sarà il prologo dei 50 anni della manifestazione che nacque dall’intuizione delle Giornate del vino di Mario Soldati.

Il primo Vinitaly, salutato da un’asta condotta dallo stesso Soldati, porta dunque la data del 1971. Grande annata. La Stampa giovedì scorso mi ha chiesto un pezzo dedicato al fattore caratterizzante di questa edizione. Ed ho scritto fra le righe (ma il titolo lo ha colto perfettamente) che si assiste ad un aumento delle aggregazioni dei piccoli produttori (quest’anno ci sono anche i 50 produttori “indipendenti” di Fivi, accanto a quelli del biologico che sono 70 e di Vivit che saranno 120). E la cosa mi ha fatto pensare parecchio.

Qual è infatti l’humus del Vinitaly 2015? Che le grandi aziende si allargano, forti del successo di questi anni di crisi e acquisiscono anche altre aziende, che invece non hanno saputo creare la giusta economia di scala. Il grande mangia il piccolo? Dipende, perché se è vero che le acquisizioni a Vinitaly si vedranno anche con l’aumento dello spazio espositivo della grandi aziende (Antinori ad esempio raddoppia), le piccole aziende, che si stanno caratterizzando con una forte identità, si affermano anch’esse. È il caso delle tre aggregazioni che saranno presenti a Vinitaly e che ogni anno destano un grande interesse da parte del pubblico. In mezzo potrebbero esserci aziende che ancora non hanno deciso una strada, che restano in mezzo al guado, e che in alcuni casi soffrono.

Mercato italiano o mercato straniero? Se il primo talvolta soffre per la troppa concorrenza, il secondo, talvolta desta segni di poca affidabilità soprattutto quando si parla di nuovi mercati. Non sarà certo l’America, che fa sempre la parte del leone, ad assorbire tutta la nostra produzione, men che meno quella polverizzata. Un bell’enigma, che il Vinitaly, anche quest’anno è in grado di rappresentare, con un dato piuttosto curioso: nonostante la crisi di alcuni riferimenti istituzionali (province, camere di commercio) e di cantine che stanno in mezzo al guado avocato poc’anzi, l’area espositiva non ha avuto arretramenti. Un bel segnale, che tuttavia andrà letto al suo interno.