La passione di Salvatore Vullo, uomo della Sicania, per Leonardo Sciascia e i descrittori indennitari di una in un libro tutto da leggere

La cucina di un'isola. O meglio di un’isola nell’isola, come lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia amava definire il suo paese Racalmuto, in provincia di Agrigento, nel cuore della Sicilia contadina. La penna di Salvatore Vullo, esperto di agricoltura (per lavoro) e grande appassionato di Sciascia (per passione) indaga proprio il rapporto dello scrittore con le sue terre, il paesaggio circostante. Passando - ma è un passaggio funzionale all’analisi letteraria - dalla cucina. Non è un caso che tra i pochi premi letterari accettati da Sciascia ci fosse il premio letterario Nonino dedicato proprio al mondo contadino e ai suoi valori. Da qui l’idea di dedicare un convegno, a Vinitaly, allo scrittore siciliano che come altri grandi della tradizione letteraria italiana (da Pavese a Lajolo) era riuscito a cogliere l’anima più profonda del mondo contadino. Nelle pagine di Vullo viene percorso quindi uno Sciascia inedito, colto da una prospettiva nuova e interessante. Con il corollario di ricette che lui stesso amava cucinare, come quella della caponata che lui aveva insegnato a Giannola Nonino o quelle entrate nei suoi lavori. C’ la pasta con le sarde, quella con le verdure selvatiche della sua Racalmuto, le panelle, le costolette di castrato, il baccalà e il macco di fave di Leonforte. Così l’appendice diventa un viaggio nella cultura popolare della campagna agrigentina, con le note di Vullo che spiegano ingredienti e riferimenti letterari. Da provare, da leggere, da gustare fino all’ultima pagina.