Vicino a Matera i prodotti in vetro di un agriturismo modello

Nel 2019 Matera sarà la capitale europea della cultura. Il giusto riconoscimento per una delle città più affascinanti del mondo e, indirettamente, per una gastronomia e un’agricoltura che celano ancora molti tesori. La pera Signora della Valle del Sinni è sicuramente uno di questi. Si tratta di una pera di piccole dimensioni (e perciò sconveniente per la moderna agricoltura intensiva), di colore dal giallo al rosso e polpa bianca molto profumata. Un piccolo gioiello quasi perso con lo spopolamento delle campagne da un lato e l’avvio verso una monocoltura di cereali, pesche e albicocche dall’altro. Oggi questo frutto si sta lentamente riscoprendo, anche grazie a strutture come Il Pago (tel. 338 3222295), un agriturismo modello di Rotondella (Mt) nel cuore della campagna tra Matera e la spiaggia ionica.

Qui con le pere da agricoltura bio si produce un’ottima confettura, parte di una linea che comprende anche fichi, fragole, albicocche e melone quindi miele di fiori d’arancio e passata con pomodorini di collina. Il Pago però è anche fattoria didattica e agriturismo. Nella struttura c’è una parte con le stanze perfette per ospitare le famiglie (inoltre c’è anche la dotazione di camere accessibili progettate anche per le esigenze di chi ha ridotte capacità motorie).

Altrettanto interessante la sezione ristorante, con un menu di ricette tradizionali con materie prime prodotte da loro o da aziende del circondario. Spazio alle paste fresche come le “ ffrizzùle” condite con “ middìche” (mollica di pane tostata con peperone rosso dolce) e sugo di carne, (preferibilmente capretto) quindi, ai secondi, le carni oppure piatti unici e arcaici come “hi pastìzze” (una sorta di calzoni ripieni di carne), “hi fàhule” (con ricotta e pezzetti di salsiccia) e “hi falahòne” (con patate, cipolla, peperoni). Da non dimenticare anche i “ggnommarèdde” o anche “zanzanèdde” (involtini preparati con pezzi di polmone e fegato di capretto), “p’ pòne e savizizzèdde” (peperoni essiccati con salsiccia locale) e “a cap’ cédde” (testina di agnello in tortiera).