Pian del Moro, il gioiello di questa cantina, che anno dopo anno non finisce mai di stupire

Una soddisfazione aver scoperto un vino che vale. Averlo liberato dall’anonimato e lanciato, scrivendone e premiandolo per primi. Vedere che oggi il produttore, ha la fama che merita. Un brivido, al contrario, pensare che – se non fosse per la curiosità e la passione che ci spinge oggi più del nostro primo giorno di lavoro, e che se ci accontentassimo come, ahinoi, fanno in molti, della routine e di occuparci solo dei soliti noti – decine, meglio, centinaia, di piccoli grandi vignaioli, potrebbero vivere nell’anonimato, se non, forse, in molti casi, essere già arrivati al capolinea.

È il caso della cantina Musto Carmelitano (via Pietro Nenni 23 – tel. 097233312) di Maschito (Pz). Nitido il ricordo dell’incontro, al Vinitaly. Nessuno si fermava, ed erano agli esordi. Per noi, la sosta, e l’assaggio, stregante. Da lì, da quell’emozione, subito, i nostri articoli per comunicare e condividere con i lettori l’entusiasmo della scoperta, poi, con i riassaggi, la scelta di inserire il vino di quella cantina tra i nostri Top Hundred, ossia tra i cento migliori vini che ogni anno premiamo a Golosaria. Oggi sono in molti a lodare i meriti di Elisabetta Musto Carmelitano. La nostra gioia – al di là del piacere di vedere riconosciuto il valore di chi lavora con cuore e professionalità – è stata, riassaggiandone i vini, ritrovarne intatta, meglio, se possibile ancora più luminosa, la personalità, la bellezza, l’eccellenza. di quei rossi che ci avevano conquistati quel giorno.

Di pregio Maschitano rosso, Maschitano bianco, Maschitano rosato, e il Serra del Prete. Un gioiello, il Pian del Moro. Da uve Aglianico del Vulture in purezza, provenienti dal vigneto più antico dell’azienda, in località Pian del Moro (da cui il nome) e vendemmiate a fine novembre. Dopo macerazione di oltre 20 giorni, invecchiamento di un anno in tonneaux di rovere francese e affinamento in bottiglia almeno di 4 mesi, una volta nel bicchiere ha colore rosso rubino intenso, con riflessi violacei, naso dal bouquet ampio e complesso che si propone prima con sentori floreali di rosa e lavanda, poi con note di lampone e gelso, cui si accompagnano sentori di liquirizia e spezie dolci, mentre in bocca è di grande struttura, con sorso armonico e di bella sapidità, giusta tannicità e lunghissima persistenza. Si abbina ad agnello al forno e carni rosse, oltre che a formaggi stagionati. Un grande Aglianico del Vulture!