"Sulla Soglia" alla Fabbrica del Vapore di Milano con Petra Molino Quaglia

Ci sono serate capaci di smantellare le certezze quotidiane per restituire alle cose più semplici il loro mistero originario. È quanto accaduto ieri pomeriggio a Milano, nello Spazio Messina 2 della Fabbrica del Vapore, dove è andata in scena (è il caso di dirlo) "Sulla Soglia", una performance polisensoriale che ha saputo fondere mirabilmente parole, gesti, musica e pensiero profondo.

L'appuntamento, inserito nella mostra collettiva “La misura dell’uno” (curata da Sandro Orlandi Stagl e coprodotta con il Comune di Milano), ha segnato la seconda di quattro tappe italiane di un cammino dedicato alla riscoperta del senso autentico delle parole e delle relazioni umane.

Ora, essendo stato parte del pubblico, debbo dire di essermi trovato immerso in un’atmosfera sospesa, per 90 minuti, in cui il nutrimento più antico dell'uomo è stato spogliato della sua veste puramente commerciale per mostrarsi come linguaggio, messaggio e rito. A cominciare dalle spighe brandite da Piero Gabrieli e Chiara Quaglia.
chiara-piero-bella.jpgLa "soglia" è quel limen che per definizione separa, ma ieri ha dimostrato di saper potentemente unire. Sul palco si è consumato un dialogo serrato e affascinante tra mondi apparentemente distanti: la materia e l’immaginario, la farina e la filosofia, il grano e il suono. A guidare questo viaggio un trio d'eccezione composto appunto Chiara Quaglia e Piero Gabrieli del Molino e il filosofo e musicista Massimo Donà, che ha parlato e suonato.
basso.jpgIl pane non nasce mai da una sola mano. Prima di diventare pane è grano, campo, attesa, raccolto, macinazione, farina, acqua, tempo. Ogni passaggio separa qualcosa e nello stesso momento lo prepara a una nuova unione”, ha ricordato dal palco Chiara Quaglia, amministratrice delegata di Petra Molino Quaglia e anima del progetto Bread Religion.

Le spighe sul palco, raccolte solo il giorno prima nel campo di grano adottato da Grigoris La Bakery di Mestre per la sua Petra Evolutiva, erano lì a testimoniare visivamente questa forma viva, custode delle relazioni che l'hanno generata. E si è partiti da quelle spighe che crescono in modo disordinato, ma nello stesso tempo realizzano una propria resistenza naturale, senza bisogno di pesticidi per avere i campi di grano perfetti che vediamo in questi giorni.
divisione.jpgC’è il lavoro di separazione (il grano dal loglio di evangelica memoria), poi i chicchi di grano intero (cariossidi) che vengono macinati creano tre differenti sostanze: la farina derivata dalla macinazione dell'endosperma, la crusca che è l'involucro esterno e protettivo della cariosside e il germe di grano che è la parte viva e più preziosa del chicco, infine la panificazione con Chiara Quaglia che ha impastato a mano fino a incidere la croce sulla pagnotta prima della cottura. Da qui un pane di filiera, salutare al 100%, oltreché buono.
chiara quaglia-impasta.jpgPiero Gabrieli, direttore marketing del molino di Vighizzolo d’Este, ha scosso la platea ridefinendo il valore stesso della filiera corta e circolare: “Il valore del pane nasce dalla filiera, non dal sommare in sé funzioni diverse. Se contadino, mugnaio e panettiere coincidessero in una sola persona, perderemmo ciò che genera identità: la relazione tra attori diversi. Il contadino diventa sé stesso nel grano che affida, il mugnaio nella farina che interpreta, il panettiere nel pane che porta a forma”.
chiara-piero.jpgIl pane, dunque, non come mera catena economica, ma come unione indissolubile di volti, volontà e visioni. Il contrappunto perfetto a questa narrazione della terra è arrivato dalla speculazione filosofica e dalle note jazz di Massimo Donà. In perfetto equilibrio sulla soglia tra sillogismi e accordi, il pensatore ha invitato il pubblico a "imparare a guardare il mondo con altri occhi, facendo emergere il mistero e l'ignoto che ogni cosa in verità custodisce". Ad accompagnarlo in questo viaggio, un quartetto di assoluto livello che ha visto lo stesso Donà alla chitarra, affiancato da Beppe Calamosca al trombone, Stefano Olivato al basso e Davide Ragazzoni alla batteria. Le vibrazioni del jazz hanno tradotto in musica il cammino che il chicco compie prima di farsi cibo e comunità.
grano.jpgAll'uscita, la sensazione condivisa dai partecipanti era quella di aver assistito non a una semplice conferenza, ma a una vera e propria epifania. Il pane rimasto sul tavolo non era più soltanto un insieme di crosta e mollica, ma una responsabilità condivisa, un simbolo di pace e, soprattutto, il racconto collettivo dell'umanità.

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