Lo produce Saverio Denti, a Roncadella, frazione di Reggio Emillia

Saverio Denti oggi ha 30 anni, e ne aveva 26 quando, nel 2010, ha deciso di aprire la sua azienda agricola per produrre distillati e infusi da erbe officinali. La sua è una passione che viene da lontano: alle superiori ha fatto la scuola agraria, poi si è laureato in Tecniche Erboristiche, con una tesi dedicata all'assenzio, il liquore dei poeti.
Così, messi alle spalle gli studi, e avendo un po' di terreno a disposizione a Roncadella, frazione rurale di Reggio Emilia, ha cominciato a coltivare piante officinali e a sperimentarne gli utilizzi nel campo dei distillati. Con risultati sorprendenti. Oggi Saverio, coadiuvato in azienda dalla sorella Valentina, produce una vasta gamma di prodotti: dai rosoli (di papavero, di arancia), agli elisir (china, cedrina e melissa, spezie orientali), fino a nocino e limoncelli preparati con ricette originali.

Ma i due prodotti che entusiasmano sono il Puro Luppolo, un amaro ottenuto da una selezione di luppoli fruttati e aromatici (l'americano Cascade, il neozelandese Nelson Sauvin, il nipponico Sorachi Ace), che donano un profumo intenso e unico tipico delle birre artigianali di stile IPA. Le proprietà amaro-toniche del luppolo donano al liquore eccezionali proprietà digestive, sedative, antisettiche, diuretiche e depurative.

E, ancor di più, l'Assenzio, distillato e prodotto con metodi e ricette risalenti all'Ottocento. Composto da assenzio (artemisia absinthium), anice verde, finocchio e molte altre erbe (tra cui melissa, issopo, coriandolo), è ottimo come aperitivo. A Golosaria Riccione è stato apprezzato nella riproposizione secondo l'antico rituale, ovvero miscelando una parte di assenzio e cinque parti d’acqua fredda, con o senza zolletta di zucchero, a seconda dei gusti. All'assaggio, colpisce dapprima la nota del finocchio e dell'anice verde, che ricorda il pastis, ma poi il gusto si fa più complesso, aromatico ed erbaceo, grazie alle altre erbe presenti. L'azienda ne produce anche una versione “blanche”, lasciata incolore come all’epoca del proibizionismo, in quanto un prodotto incolore era più facile da contrabbandare rispetto alla versione “verte”. Si distingue per un aroma più balsamico e alpino, meno erbaceo, che mette in risalto l’anice, il finocchio e l’artemisia absinthium.