Per resistere di questi tempi ci vuole tanto, troppo coraggio. E una piccola dose di alcol

"Non c’è più tempo, tutta l’Italia è zona protetta”. Le parole drammatiche del premier Conte sono quelle che ci aspettavamo tutti, travolti da un incubo che troppo velocemente ha fagocitato ogni aspetto della nostra quotidianità. Non sono state una sorpresa, ma hanno fatto male lo stesso. L’Italia intera è praticamente sospesa. Impaurita di fronte al futuro, rinchiusa in casa per epidemia.

Negli ultimi giorni i decreti straordinari si sono susseguiti veloci, rincorrendo affannosamente gli effetti di questa pandemia. Sabato notte mezzo Nord si è trovato in zona rossa. Per noi che siamo abituati a consigliare locali dove trascorrere le serate, l’effetto più straniante è stato quello di veder chiusi bar e ristoranti dopo le 18, in una sorta di coprifuoco bellico. Ieri sera la stessa misura è stata allargata a tutto il territorio nazionale.

Difficile quantificare il numero di esercizi che dovranno chiudere le serrande all’ora in cui invece erano soliti tirarle su. Eppure sarà così, almeno fino al 3 aprile. Ed è giusto così, tutti noi lo abbiamo compreso appieno nonostante lo smarrimento di queste ultime due settimane. Vivremo il nostro piccolo Proibizionismo, che mette al bando non l’alcol, ma la socialità. E allora oggi alle 18, cosa faremo? Di certo attenderemo il quotidiano resoconto della protezione civile con i nuovi dati, sperando con tutto il cuore in un’improvvisa inversione della parabola.

E poi? Prima di cena, prepariamoci un Negroni casalingo. Basta poco. Bitter, gin e vermouth rosso in parti (più o meno) uguali. Ghiaccio a cubetti e una scorza o fettina d’arancia. E chissenefrega se non verrà benissimo. Sarà il nostro personale modo per dire "andiamo avanti!”, farci coraggio, affrontare la sera. Indossiamo la giacca, mettiamoci comodi e condividiamolo con un amico, il più caro. Via skype, ovviamente. Senza violare il decreto, ma ricordandoci di essere vivi.