A Golosaria un viaggio alla scoperta dell'eccellenza dell'enogastronomia italiana

Quest'anno Golosaria è stata anticipata in occasione di Expo Milano 2015 e per mia fortuna è stata realizzata al MiCo a FieraMilanoCity, che ha ben due fermate metro. Ovviamente non potevo mancare a questo appuntamento speciale.

Le novità introdotte in questa decima edizione sono state molte, a partire dal primo impatto con lo street food selezionato: impossibile non lasciarsi prendere dai profumi di quelle prelibatezze. Due chiacchiere tra un cono di Sciatt a Portèr e una focaccia appena sfornata di Manuelina, bicchiere al collo e via! Inizia il viaggio nelle terre del vino, passando di regione in regione, degustando, ma soprattutto scoprendo le storie di ogni produttore incontrato che rendono ogni annata speciale, un insieme di tradizione e innovazione. I vini colpiscono perché non parlano solo di qualità in senso assoluto, ma dicono di un percorso molto interessante e profondo, dettato dal desiderio di trovare la propria autenticità. Vini rustici ma allo stesso tempo molto intriganti. Colpisce sicuramente che nella difficoltà del lavoro "infernale" in vigna, soprattutto nelle zone della Valtellina (Vini dei Giop e Azienda Agricola Folini), si provi a sperimentare fermentazioni naturali che sono sicuramente il segnale immediato di una filosofia volta alla ricerca del vero concetto di terroir. Una territorialità autentica, non standardizzata che vale anche, per esempio, per il Moscato rosa Athesis di Kettmeir che colpisce per gli intensi sentori di petali di rosa e chiodi di garofano donati dai terreni ghiaiosi di origine morenica dell'Alto Adige.

Lo stesso vale per il cibo, artigiani che prima di tutto fanno assaggiare la loro passione, la loro vita. Ed è eccezionale, dalla selezione di formaggi delle Forme d'arte di Paolo Piacenti, al culatello dell'Azienda Bré del Gallo, passando per i prodotti al bergamotto dell'Azienda Agricola Patea, la varietà di liquori di Scuppoz, le conserve di Sirianni e la speciale marmellata di Annona che ha vinto il premio Sol&Agrifood al Vinitaly 2015; e poi la caponata e i sughi siciliani dei Fratelli Burgio, i prodotti di Pantelleria di Kazzen: tutto legato da una definizione: cose buone.  Molto interessante il progetto ÀMATI! che insegna a mangiare sano senza rinunciare al gusto e presto proverò il Papillarium che ha aperto quest'anno a Milano, in via Cappellini, 23.

Io ho un debole per le cose belle e Golosaria ogni anno riesce a stupirmi per il connubio tra bello e buono.  E davanti a un'evidenza non si può far altro che tornare a casa con la pancia piena, ma anche con il cuore pieno di nuove scoperte e attendere il prossimo appuntamento per continuare questo viaggio, guidati dall'esperienza di Paolo Massobrio e Marco Gatti, all'insegna del buon gusto.