Affronta i cambiamenti climatici, puntando sull'equilibrio. E non si lascia racchiudere in facili delimitazioni geografiche

"Alla fine di questo lavoro potremmo avere delle sorprese anche rispetto a quelle che abbiamo sempre considerato le zone più vocate da racchiudere con un tratto di pennarello" parola del professor Vincenzo Gerbi dell'Università di Torino e responsabile del progetto Barbera d'Asti 2.0 promosso dalla Regione Piemonte e Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato.

Il lavoro iniziato nel 2017 ha permesso di fare una fotografia del (grande) territorio della Barbera con l'obiettivo di definire i profili sensoriali e le conoscenze chimico-fisiche in rapporto alle aree produttive. Il lavoro si è articolato in due fasi: una prima di analisi sensoriale di 111 campioni di Barbera d’Asti attualmente in commercio, sottoposti a un'analisi sensoriale per definire l'attitudine generale del vino. Il risultato complessivo degli assaggi espresso in percentuale ha totalizzato un giudizio medio intorno agli ottanta, con una tendenza a distribuirsi sui percentili più alti.

A questo è stata abbinata l'analisi chimico fisica dei campioni. I vini di qualità più elevata hanno presentato un grado alcolico più elevato, acidità pressoché identiche, una grossa differenza dal punto di vista degli antociani e un trend in crescita per i tannini.

Il secondo pilastro del progetto ha riguardato la potenzialità in vigneto collegate a microvinificazini sperimentali. Sono stati scelti 13 vigneti in 13 diverse zone della denominazione. La scelta è caduta su vigneti pienamente produttivi con popolazione significativa e coltivazione impeccabile, sopra (pochi) e sotto (la maggior parte) il Tanaro.

Da nord si parte da da Albugnano, poi Moncalvo, Castagnole Monferrato, San Martino Alfieri, Rocchetta Tanaro, Vinchio, Costigliole d'Asti, Agliano Terme, Castelnuovo Calcea, Canelli, Nizza Monferrato, Castelboglione, Acqui Terme.
Dopo la vendemmia, condotta contemporaneamente a quella dei produttori e titolari dei vigneti, si è proceduto con l'analisi delle uve e una microvinificazione secondo un protocollo standard. In generale il quadro è emerso è di un vino con zuccheri e quindi alcol elevato ma non disturbante, grazie a un'acidità totale alta (8,6) nonostante il clima difficile dello scorso anno.

A cambiare molto tra le varie microvinificazioni è stato il numero degli antociani e il tannino. Questo ha confermato che proprio su questi due punti si può programmare che vino fare, in base al mercato di riferimento. Un vino di fascia premium o elevata (la fascia base, mostra l'incrocio dei dati, è andata pressoché scomparendo). Nei prossimi anni si potrà procedere con un'analisi più dettagliate sulle caratteristiche proprie dei territori, sul tipo di Barbera che li si potrà ottenere, comunque diversa in base alle annate (lo scorso anno terreni sulla carta meno vocati hanno dato risultati migliori rispetto ad altri più pregiati) e al clima.

L'obiettivo finale è avere uno strumento scientifico per sapere - ben prima della vendemmia - su cosa puntare per rivolgersi alla giusta fascia di mercato. Poi la parola passa al marketing. Ma questa- scherza Gerbi - è un'altra partita.