Si chiude un ottimo 2016 per il vino piemontese, con prospettive ancora migliori per il futuro

È sempre più Barbera d’Asti. Non solo sulle tavole ma come strategia di un Consorzio che è sempre più presente nel panorama enoico nazionale.  
La materia prima c’è tutta: infatti anche l’ultima vendemmia - analizzata pochi giorni fa in un evento per giornalisti ed enologi - già mostra i segni di un cavallo vincente su cui puntare. Il clima caldo e asciutto ha infatti permesso di mettere in cantina un vino dalla grande carica polifenolica e un’acidità comunque spiccata. Ma il miglioramento qualitativo è anche al centro di alcuni progetti in corso come lotta contro la flavescenza dorata della vite e monitoraggio di Drosophila Suzuki, per il contrasto ai principali problemi della vite. A questi si sommano il lavoro sui lieviti autoctoni in collaborazione con il DISAFA dell’Università di Torino e la zonazione enologica dell’intera Denominazione Barbera d’Asti che sarà completata nel 2017.

Ma a cambiare è anche la strategia di promozione di un vino (la Barbera) e di conseguenza di un intero territorio. Ne sono testimonianza le tante iniziative che nel 2017 hanno visto protagonista questo vino: Vinitaly, Collisioni,  Golosaria fino alle celebrazioni per i 70 anni del Consorzio. Una promozione, della Barbera d’Asti e delle altre Denominazioni che fanno capo al Consorzio, che continuerà anche nel 2017, forte di una base produttiva ancora più ampia. Quest’anno infatti 28 nuovi produttori sono entrati a far parte delle aziende consociate che arrivano così a un totale di 235, per uno dei nuclei di produzione tra i più importanti d’Italia.
(Nella foto il presidente del consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, Filippo Mobrici)