L'appello di gusto di Paolo Massobrio di oggi è di recuperare il valore della convivialità nei luoghi del cibo

Nell’articolo pubblicato oggi su Avvenire ho parlato di cambiamento e di come questo abbia interessato il mondo del cibo e del vino, tanto da diventare negli ultimi anni un fenomeno che oggi è al centro di iniziative editoriali e televisive. Perché? Perché a mio avviso si è spezzato un cordone ombelicale con la tradizione ed è sparita la figura della massaia che faceva la spesa, cucinava e si occupava non solo dell'educazione dei figli, ma di una corretta alimentazione di tutti i membri del nucleo. Essendo venuto meno questo modello di famiglia, è nata una crescente attenzione verso l'alimentazione, il più possibile "naturale", mentre la preoccupazione di contrarre patologie, spesso legate a un'alimentazione disordinata, è diventata un po' l'ossessione dei giorni nostri. E poi i luoghi dove si consuma il cibo rispondono a un altro bisogno odierno: combattere la solitudine, obbiettivo che non si raggiunge nei "mangifici" sempre più grandi e raffinati dove si celebra tutto tranne la convivialità. In questi luoghi bisognerebbe favorire il prodotto di prossimità, la dimensione conviviale, il personale capace di coinvolgersi. Sarebbe un bel passo.

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