Ci sono luoghi che danno l’impressione di essere fuori dal tempo. E non ti stupiresti se - dietro l’incrocio - arrivasse il biroccio con le uve per la vendemmia. E ci sono vini che, in questo senso, sono dei luoghi. Che nascono prima nel cuore che nel cervello. Questo Loghetto 2013, ottenuto dai fratelli Agnes di Rovescala (Pv) da cloni di uve antiche (non si possono dichiarare perché classificato come vino da tavola) è un vino così. Si potrebbe individuare immediatamente anche in una degustazione alla cieca. Perché appena lo versi nel bicchiere l’unghia appare subito viola, gli archetti sui bordi del bicchiere sembrano disegnati, la fluidità quasi inciampa in un corpo che è lì, netto prima ancora di bere. Poi appoggiando il naso è un cappello con le ciliegie, che fuoriescono stando nel bicchiere, mentre appare nel sottofondo il profumo gradevole del mallo di noce. Ma è in bocca dove la sensazione di straniamento è più forte. E’ ampio, caldo, l’ingresso è dolce, mentre il tannino di certo non levigato, si fa allappante. E’ un vino tutt’altro che perfetto, anzi per alcuni potrebbe addirittura avere dei difetti. Invece a guardalo dentro senti il fascino delle cose antiche, capisci che non ci sono sbagli ma è un risultato cercato, una filosofia che si specchia in maniera diversa anche negli altri vini. Poi scopri la bottiglia, noti un’etichetta che avresti potuto trovare cinquant’anni fa, con quella annotazione gentile “vino ammandorlato” che significa dolce (o quasi). E’un vino da dessert? Non proprio. Qualcuno potrebbe pensarlo vicino al formaggi, qualcun altro tentare un accostamento con il cioccolato: a me sembra un vino perfetto per le caldarroste e mi piace immaginarlo nelle sere autunnali, come vino da bere tra amici. Ancor più bella è l’etichetta del Cresta del Ghiffi 2013, una testa di gallo disegnata. Disegnata, non stilizzata, con un bel colore acceso che risalta sullo sfondo nero. E’ una Bonarda da uve lasciate sovrammaturare: i profumi si concentrano, la frutta fresca, viva, si ritrova allo stesso modo in bocca. E’ un vino frizzante ideale da abbinare alla coppa e al salame crudo, con un tannino leggero perfetto per pulire la bocca dalla nota grassa dei salumi. La Bonarda Millennium 2008 rappresenta un punto di rottura con quanto visto finora. I fratelli Agnes mettono i guanti alla Bonarda di Rovescala. Prodotto solo in annate favorevoli, è un vino di corpo importante e alcolicità, che al naso ha profumi di more, note vegetali, poi sfumature di vaniglia e una lieve speziatura. In bocca è secco con un tannino già smussato. Un vino più austero, che si apre con lentezza, difficile da abbinare (accostamento da manuale con la cacciagione), un’altra interpretazione di Bonarda di unt’azienda che su questo vino ha fondato la sua storia. “Produttori di un inconfondibile Bonarda” recita il loro claim. Da sottoscrivere.

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