Su una collina altissima che guarda Rocchetta Tanaro abitava una donna anziana sempre vestita di nero, dall’aspetto terrificante. E in paese i ragazzi l’avevano soprannominata l’auslon (l’uccellone). E quello era diventato per tutti il Bricco dell’Uccellone. Nome di un vino che nel 1982 segnò una vera rivoluzione in Italia, portando la Barbera ai livelli dell’eccellenza, in tutto il mondo. Nessuno ci credeva, perché la Barbera era il vino del popolo, il bere quotidiano di questa gente che abitava i paesi lambiti dal Tanaro, ma la tenacia di Giacomo Bologna, la sua testardaggine fu tanta che quel 1982 divenne qualcosa di grande.

Ora l’azienda Braida, col Bricco dell’Uccellone 2012 festeggia trent’anni e lo fa nella sua Rocchetta, con una serie di eventi che abbracciano la musica, la cultura, il cibo, insomma tutto, come soleva fare Giacomo cittadino del mondo, assecondato da sua moglie Anna, dolcissima e grande donna. I figli Beppe e Raffaella, con l’aiuto fantastico del marito Norbert, stanno dando il loro imprinting straordinario a questa azienda, dopo aver festeggiato già i 50 anni della Monella, la Barbera vivace, che nacque nel 1961 e che era “il vino della mia pancia” (parole di Giacomo). Questo personaggio, a esser sincero, mi ha cambiato la vita. E gli devo molto. Anche chi non l’ha conosciuto è incuriosito da lui tanto che sul sito www.braida.it c’è una sezione dedicata ai 30 anni dove sono tanti i ricordi legati al Bricco dell’Uccellone e quindi a Giacomo. Uno di questi l’ho scritto anch’io, e c’è un pezzo della mia vita in queste righe che parlano soprattutto del vino come dimensione della gioia di vivere. La medesima gioia che Giacomo e Anna hanno trasmesso a Beppe e a Raffaella, al medico cantautore Paolo Frola (“prova Gabbiani”!), ma, se posso dire, anche a me.