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Il cielo dell’Oltrepò si colora di Rosè

Il Golosario | 08-03-2018

Il Rosè metodo classico dell’Oltrepò Pavese protagonista di una degustazione in redazione con Paolo Massobrio. Ecco quattro assaggi da non perdere

Cominciamo da una definizione: Cruasé. È il marchio collettivo scelto dal Consorzio di Tutela dell’Oltrepò per definire lo spumante metodo classico da uve pinot nero vinificate in rosato. Più nello specifico si tratta di un vero e proprio progetto nato nel 2010 per legare il nome dell’Oltrepò a una specifica tipologia produttiva che potesse sfruttare l’onda lunga del successo dei vini rosati (che sono oggi all’acme del loro successo). 

Facciamo una premessa: vi racconteremo a breve i blanc de noirs, perché ci pare la tipologia produttiva che meglio riesce a definire i confini e soprattutto le potenzialità dello spumante dell’Oltrepò che, possiamo anticipare, in alcuni campioni può tranquillamente sfidare gli champagne. 

Il Rosé pone sicuramente più limiti dal punto di vista produttivo ed è da sempre un tallone d’Achille per molte cantine. Eppure in Oltrepò la qualità che, anticipiamo, troviamo eccezionalmente migliorata per tutti (anche le Bonarda dell’ultima annata sapranno emozionare) si riflette anche nel comparto rosati. Vogliamo raccontarvi il Rosè dell’Oltrepò in quattro convincenti assaggi. 

Partiamo dai giovani di Quvestra, un bel progetto a Santa Maria della Versa con al centro l’enoturismo e l’ospitalità in cantina. Il loro Pinot Nero Brut Rosè Metodo Classico Zephiro sosta 24 mesi sui lieviti prima di tradursi nel bicchiere in un vino dal colore rosa acceso, che al naso ha profumi di fragoline di bosco ben definite, mentre in bocca ha - al pari degli altri campioni dell’Oltrepò e questa è la caratteristica che accomuna quasi tutti - un corpo importante. 

Partiamo da qui, dal corpo, per raccontare il Cruasè  Brut Rosè Metodo Classico 2011 di Rebollini da Borgoratto Mormorolo (Pv). Oltre a questa caratteristica, accentuata da una bella freschezza, troviamo nel bicchiere un vino dal colore rosa tenue, bolla fine e al naso un profumo dolce, di caramella, quasi di BigBabol. Viene prodotto solo in alcune annate e le bottiglie sono pronte dopo 36 mesi sui lieviti e quasi un anno di bottiglia. 

Tenuta Mazzolino di Mazzolino (Pv) produce un Cruasè Pinot Nero Brut Rosè metodo classico che si presenta con un bel colore rosa brillante, molto esuberante nel bicchiere. Un’esuberanza che invece non si riscontra al naso dove questo vino si mostra contenuto, nei suoi profumi appena accennati di fragoline e frutti di bosco. In bocca ha le spalle meno larghe di altri campioni assaggiati, ma acidità e buona sapidità rendono comunque piacevole l’assaggio.

Il nostro miglior bicchiere della giornata è però per l’Extra Brut Rosé di Ca’ di Frara di Mornico Losana (Pv). Color rosa Belle Epoque, solcato da una bollicina fine. Al naso conserva quella nota dolce, di caramella che ricorda quasi le pastiglie Leone. In bocca non manca nulla: corpo, equilibrio e sapidità. Sicuramente un vertice ma anche un traguardo raggiungibile per l’Oltrepò Pavese. 

ilGolosario 2018

DI PAOLO MASSOBRIO

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