Un recente studio ha individuato i probabili genitori di questo autoctono del territorio faentino: sangiovese e moscato violetto

Conoscete il Centesimino? È un vitigno a bacca nera autoctono del territorio faentino, in particolare delle colline di Oriolo dei Fichi. I vini a cui dà vita si riconoscono fra mille, per corredo aromatico, avvolgenza, e una freschezza tanto apprezzabile quanto per nulla scontata. Un recente studio scientifico ne ha ricostruito per la prima volta la parentela con altri vitigni italiani. E non mancano le sorprese. I suoi genitori sarebbero il sangiovese e il moscato violetto (noto anche come muscat rouge de madère) incrociati tra di loro in maniera del tutto naturale lungo il corso dei secoli.

E tutto torna, perché se avvolgenza e nuance aromatiche sono riconducibili al moscato violetto, viene ora spontaneo associare la spiccata acidità unitamente alla trama tannica persistente e molto predisposta all’invecchiamento in bottiglia all’altro genitore ben più famoso, il Sangiovese. Di suo, il Centesimino, mette una cangiante versatilità, dalla versione spumante a quella passito, passando dalla vinificazione in acciaio o in legno, senza perdere mai il gusto per gli abbinamenti gastronomici.
grappolo centesimino.jpgun grappolo di centesiminoL'Atlante delle parentele dei vitigni italiani derivante dalla genotipizzazione degli SNP - pubblicato lo scorso gennaio – è il frutto di una lunga e meticolosa indagine genetica che ha visto collaborare nove tra i più importanti centri di ricerca e università d’Italia. Lo studio ha analizzato gli SNP (polimorfismi a singolo nucleotide), ossia le singole variazioni puntiformi del genoma, di diverse centinaia di varietà d’uva italiane e di circa mille varietà aggiuntive derivate da precedenti studi sul germoplasma europeo. Le ricerche hanno consentito di valutare la parentela tra un insieme di 1.232 varietà uniche e identificare 92 nuove coppie genitore-figlio, tra cui appunto quella del Centesimino, dimostrando come il patrimonio genetico dell’uva italiana provenga in gran parte da poche varietà principali.
calice centesimino.jpgQuello che è di fatto il primo atlante genetico basato su SNP di gran parte del germoplasma della vite italiana – sostiene Mauro Altini, presidente dell’Associazione per la Torre di Oriolo che riunisce le otto cantine storiche che producono il Centesimino – sarà utilissimo per la valorizzazione enologica e viticola di numerosi vitigni. Nel caso del Centesimino ci fornisce nuove informazioni e, allo stesso tempo, ne conferma altre che abbiamo imparato in prima persona coltivando in vigna e lavorando in cantina quest’uva che non finisce mai di sorprenderci e di entusiasmare oltre a noi anche un pubblico sempre più ampio di amanti del vino”.

Se un importante tassello sull’origine del Centesimino arriva dalla nuova ricerca, rimane essenziale per la sua storia più recente l’operato del faentino Pietro Pianori, colui che nel secolo scorso salvò dall’epidemia di fillossera l’ultima vite di Centesimino rimasta, consentendone la rinascita sulle colline di Oriolo dei Fichi. Oggi le più convinte ambasciatrici di questo vitigno sono appunto le otto cantine che lo producono, tra cui diverse premiate nel passato tra i Top Hundred de ilGolosario (Leone Conti, Poderi Morini, San Biagio Vecchio e Spinetta), cui si aggiungono Ancarani, La Sabbiona, Quinzan e Zoli Paolo.

IL VINO DELLA SERA Ravenna Rosso Centesimino di az. agr Spinetta - San Lucia di Faenza (Ra) di Paolo Massobrio Il vino...

Pubblicato da Il Golosario su Martedì 23 aprile 2019