Avvincente la degustazione di Albana nelle versioni secca e passita. Gli appunti freschi come un’albicocca

E alla fine della degustazione di 242 campioni di vini a me, francamente, è venuto da dire “Romagna mia”. Sarà che fa il verso alla canzone di Raul Casadei e quell’accezione folkloristica che ha pure nuociuto ai vini romagnoli, come dice Ruenza Santandrea nel Dialogo sul vino, ma questa degustazione mi ha fatto ritrovare tanti vini e tante aziende che in questi 30 anni ho conosciuto, apprezzato, ammirato e visto crescere. E con me Marco Gatti, che ha sempre avuto un debole per i vini della Romagna.

Ora, quello che segue vuole essere un primo articolo (seguirà quello sui vini rossi spezzato in due, perché gli assaggi convincenti sono stati davvero molti) e non un verbale, quindi vuole stuzzicare un desiderio di conoscere la Romagna del Vino, che ha le sue zone di elezione per ciò che concerne il Sangiovese (non riesco a chiamarle sottozone, mutuato dal gergo burocratese che riguarda le Doc), ma anche per gli altri vini, alcuni più conosciuti e altri chicche rare.
Detto questo, vorrei procedere per cantine, perché molte hanno presentato in degustazione più vini, ma anche per tipologie di vino, perché il gioco di conoscere la rosa delle migliori ha sempre il suo fascino. Faremo un po’ e un po’, dicendo fin d’ora che per quanto concerne i Bianchi, il valore dell’Albana non solo è superiore a tutti (parlo della versione secca) dal punto di vista qualitativo, ma anche originale, perché di fatto l’Albana c’è solo qui, in quella che localmente chiamano la vena del gesso.
albana-vigneti.jpgI vigneti dell'albanaIl secondo vino bianco che poi ha destato un certo interesse è la Rebola, che riguarda l’enclave riminese o meglio della Val Conca, Valmarecchia e Coriano e che si rifà al vitigno grechetto gentile. Mi è sempre piaciuta e prevedo un futuro. Mentre trovo difficile, anche dagli assaggi effettuati, pensare a un’affermazione generalizzata del Trebbiano, dello Chardonnay, del Riesling e persino del simpaticissimo Famoso o del Pagadebit, che è bene che esistano, intendiamoci, ma salvo eccezioni, non potranno mai eguagliare un'Albana secca.
albana-uva.jpgUn grappolo d'uva albanaPartiamo allora da questa e da un campione classico, che forse a caso era il primo, quasi a dettare la linea. Ha colore giallo oro, al naso avverti note fruttate di albicocche più o meno mature; in bocca lo cerchi per l’eleganza e la pienezza e quando chiude il sorso, è sapido. Ho scritto “classico” sul mio taccuino quando ho assaggiato il Romagna Albana (questa è la Docg che non ripeterò ogni volta) del Podere La Berta di Brisighella che ha superato la soglia dei 4 asterischi della mia valutazione. Poco più avanti ecco una nostra vecchia conoscenza che caratterizzava la sua Albana da una speziatura fine che aveva un che di nocciola. Era sempre un’Albana 2020, della Colombarda di Cesena. E che dire di un’altra cantina nota al Golosario, Fattoria Monticino Rosso di Imola, se non che l’Albana 2020 era giallo limone e si caratterizzava per quella freschezza diffusa dentro a un sorso pieno e fruttato (albicocca naturalmente)? Non conoscevamo invece la cantina Masselina di Castel Bolognese, che abbiamo anche visitato nella loro elegante struttura, la loro Albana 2020 bio, secca, con note floreali e piacevole intensità, ha raggiunto punteggi da piena soddisfazione.
masselina.jpgLa struttura elegante della cantina Masselina di Castel BologneseAnche Fondo San Giuseppe che è stato un recente Top Hundred era bio e quell’oro classico esprimeva frutta e mineralità con un acidità speziata caratteristica. Non male anche l’Albana bio di Celli, altro Top Hundred, mentre gli ultimi due campioni 2020 avevano una firma che quando l’abbiamo scoperta è stata una conferma: Tre Monti di Imola della famiglia Navacchia. Notevole l’Albana “Vignarocca” bio anche qui minerale, ma forse più coerente di tutti, nell’espressione tannica del vitigno. Qui l’albicocca virava fra un che di candito e qualcosa di sottospirito per un fruttato intenso che sembrava volerti dire che è predisposta all'appassimento per dare tutto di sé. Inconfondibile poi l’Albana Vitalba di Tre Monti, lavorata in anfora, che ha il suo tipico colore orange e che esprime piacevoli note ossidative. Un bicchiere memorabile quando l’assaggiammo a Golosaria nel 2018.
TreMontiAlbanaRomagnaSeccaVitalba.jpgL'Albana in anfora "Vitalba" di Tre MontiCon questi, finisce l’annata 2020 dei nostri assaggi, per portarci al 2019 dove le sorprese sono state ancora di più. Tenete presente che molte aziende commercializzano ora questo millesimo. Eccoci allora a Modigliana, con l’Albana di Balìa di Zola “Isola” dal colore paglierino tendente all’oro, fruttata, fine, con una bella spada di acidità e un finale sapido e finanche amarognolo. Sorpresa per l’Albana “Sandrona” di Cà di Sopra di Brisighella che aveva note calde di frutto e note molto persistenti.
E ora tenetevi forte, perché il campione oro pieno di Albana “Montemar” di Spalletti di Savignano sul Rubicone ha sfiorato il massimo dei voti. Naso evoluto, elegante e molto intenso di frutta matura, non solo albicocca, ma anche frutta esotica dove la banana era riconoscibile. In bocca è finissima la sua trama sostenuta dai tannini e chiude con eleganza e sapidità e una freschezza prolungata.
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L'Albana "Montemar" di SpallettiBuono anche il campione di Albana appena successivo di Assirelli, cantina di Dozza, con il suo “L’Albena di Doza”, dall’acidità ficcante e una leggera nota fumé. Anche qui un’Albana molto tipica. Aveva oro classico l’Albana “Sette Note” di Poderi Morini di Faenza, altro nostro vecchio amore, che ti seduce con quel sorso calare, caldo, di inusitata piacevolezza. Quando poi è stato svelato il campione numero 23 che aveva dentro anche frutto della passione, non ci volevano credere. Era il 2019 di Tozzi, che mi aveva colpito già col 2018, tanto che pochi mesi fa, su La Stampa, avevo scritto un articolo su questa nuova cantina che a mio avviso avrebbe sfondato proprio con l’Albana. Ed ecco la conferma del suo “Tantalilli” giallo oro che quasi confonde con le note fruttate fresche e anche floreali; in bocca una piacevolissima trama dove acidità e tannicità si rincorrono.
tozzi-tantalilli.jpgLa bottiglia di Albana "Tantalilli" della cantina TozziIl campione di Riccardo Ballardini, l’Albana “Leggiadro” 2019 offriva anche miele al naso e poi in bocca un’acidità persistente esemplare.
Quante Albana buone in questo millesimo 2019!
Il Cleonide di Fiorentini mi è piaciuta per l'impeccabile equilibrio, mentre Giovanna Madonia con la “Neblina” mi ha offerto un altro bicchiere di tipicità assoluta, dove al fruttato intenso si declinava un sorso fine ma nello stesso tempo ricco. Bene anche le Albana de la Colombina cantina di Bertinoro, mentre il campione di Merlotta “fondatori GP” di Imola mi è sembrato un prototipo sontuoso, che mostrava anche note complesse di idrocarburi e un’eleganza quasi assimilabile a una vendemmia tardiva. Speziata l’Albana “Amedeo” di Zavalloni di Cesena e sempre fine ed elegante oltre ogni misura quella di Canale dei Molini (la "Gualchiera”) che ha la cantina a Imola. Ancora Trerè, infine, con “Amarcord d’un Bianc”, che faceva il paio con un nostro storico Top Hundred di vecchia data (era il 2006): il "Codronchio" della Fattoria Monticino Rosso, molto aromatica, quasi una macedonia che emergeva dal suo paglierino dove si coglievano note botritizzate. Grande!
MonticinoRosso-albana_codronchio.jpgL'Albana "Codronchio" di Fattoria Monticino RossoOra, prima di procedere all’Albana passita, qualche accenno agli altri Bianchi assaggiati, il secondo giorno.
Partiamo dal simpatico Novebolle “Austo” di Terre Cevico, un frizzante da uve trebbiano che piace per la sua immediatezza accanto al campione di Bolè che fa il verso a questo progetto, che qui servono nella coppa, per un aperitivo con frittura di pesce. Integro il Rubicone Trebbiano bio “Piuttosto” 2020 di TreMonti che aveva note di canfora e una viperina acidità; buono il Rubicone bianco (da uve ramato della fiamma) “Ramato della Fiamma” 2018 di Podere Palazzo.
Su Famoso e Chardonnay non ho particolari sottolineature da fare, men che meno sui tre Riesling assaggiati.
Mentre invece la Rebola ha ricominciato ad avere punti più alti. Come il Colli di Rimini Rebola di Enio Ottaviani 2019 con colore giallo oro, frutto intenso, note evolute e chiusura amarognola. Un bel Trebbiano è poi stato il Colli di Faenza “Terà” 2020 di Fondo San Giuseppe, che aveva un’invitante espressione fresca.
Buoni i due Pagadebit: quello di Franco Galli del 2019 e quello di Colombarda del 2020, prodotto a Bertinoro.
enio-ottaviani-rebola.jpgLa bottiglia del Colli di Rimini "Rebola" di Enio OttavianiEd eccoci all’Albana passito. Una degustazione forse ridotta rispetto alle potenzialità e alla realtà produttiva, ma sicuramente significativa. E diciamo subito che l’Albana dolce (non passita), come quella che si faceva un volta, che ancora propone la Fattoria Paradiso di Bertinoro a me ha commosso, con quel dolce espansivo e anche minerale che aveva l’aria della festa. Via dunque con il campione 2019 di un’azienda che sull’Albana passito ha creato un mito. Stiamo parlando della Zerbina di Marzeno, che merita un discorso a se dopo il passaggio in azienda, prima di partire, dove Cristina Geminiani ci ha fatto tornare indietro nel tempo con il suo Scaccomatto. Ma qui abbiamo assaggiato alla cieca l’Arrocco 2019: giallo oro molto intenso, note piene di albicocca, in bocca una dolcezza fresca, ampia, quasi un prototipo di ciò che esprime questo vino nella versione passita.
cristina-gemignani.jpgCristina Geminiani nella sua cantinaTra i preferiti c’era poi l’Albana passita “Domus Aurea” 2018 di Ferrucci con la sua eleganza fumè e quelli dolce che invade il palato in maniera avvolgente. Era fine al naso e in bocca L’Ombra di Luna 2018 di Merlotta, così come il campione 2017 di Celli.
Ma l’Albana passita che ha preso i cinque asterischi pieni senza il minimo dubbio, è stata quella di Raffaella Bissoni di Bertinoro. E qui siamo nell’ambito del sogno, che per noi non è stata una novità, avendola premiata col millesimo 2015 nel 2019 a Golosaria. Al naso senti il miele prima dell’albicocca, e ti attardi ad ascoltare l’evoluzione dei suoi profumi prima di gustarne l’ingresso morbido, rotondo, ma nello stesso tempo fine come una stoffa di qualità. Esprime tutta l’eleganza dell’albana la sua vena minerale, con una dolcezza che non vuole mai essere sfacciata, ma quasi decisa a concedersi attimo dopo attimo. Posso dire? Fantastica!
bissoni.jpgL'Albana di Romagna Passito di Bissoni