Riscatto, dignità e lavoro, il fascino dei vini della speranza

Se ti chiami Frescobaldi, e oltre ad avere alle spalle la storia millenaria di una nobile famiglia, sei anche a tua volta personalità di spicco di un mondo, il vino, nessuno si stupisce se la tua vita si divide tra il badare ai tuoi affari e il goderti il meritato successo. Le cose cambiano, se tu che ti chiami Lamberto Frescobaldi, e sei l’erede di una stirpe che al culmine della Firenze medievale vide gli antenati estendere la loro influenza come banchieri, guadagnandosi il titolo di tesorieri della corona inglese, piuttosto che col fiorire del Rinascimento, divenire mecenati di importanti opere a Firenze, come la costruzione del ponte Santa Trinità e la basilica di Santo Spirito. Invece di cullarti sugli allori di un casato che ha dato i natali a uomini come Dino Frescobaldi, che, durante l’esilio dell’amico Dante Alighieri, gli fece riavere i primi sette canti della Divina Commedia permettendogli di completare l’opera, o come quel Girolamo, musicista, le cui composizioni barocche nel 1700 conquistarono l’Europa. Pur continuando a guidare con mano sicura l’azienda che oggi è sinonimo di più cantine celebri (realtà del calibro di Castel Giocondo e Castello di Nipozzano in cui nascono gioielli come il Brunello di Montalcino o Montesodi, solo per citare le più blasonate), di fronte a una mail inviata nel 2012, in cui veniva chiesto un aiuto a trasferire competenze ai detenuti impegnati nel vigneto dell’isola di Gorgona (oggi l’ultima isola penitenziario d’Italia) e ad aiutarne il reinserimento, rispondi «io ci sono».

La mail era stata inviata a un centinaio di imprenditori. Ha risposto e dato la sua disponibilità solo Lamberto Frescobaldi. Ecco perché dal 3 agosto di quell’anno ha preso il via quel progetto tra il gruppo vinicolo Frescobaldi e l’Istituto di pena dell’Isola di Gorgona, che ora è al suo quinto anno, e che, poiché “bene chiama bene”, passo dopo passo, ha appassionato amici che ne sono diventati partner come Simonetta Doni dello studio Doni & associati, cui si devono le splendide etichette e la grafica, la famiglia Morra titolare di Argotractors che ha dato in comodato d’uso un trattore Landini, Giorgio Pinchiorri e Annie, che sono promotori instancabili del valore di questa avventura, Andrea Bocelli, che è ambasciatore prestigioso e che ha anche voluto realizzare il testo e firmare l’etichetta della vendemmia 2013.

L’altro giorno, una delle degustazioni più coinvolgenti a cui noi si sia mai partecipato, con l’emozione di avere nel bicchiere una prima verticale di Gorgona, il bianco da uve vermentino e ansonica del vigneto gestito in coltura biologica, frutto del lavoro fianco a fianco quotidiano di agronomi ed enologi della Frescobaldi e dei detenuti che stanno trascorrendo l’ultima parte del loro periodo detentivo (numerosi quelli che grazie alle competenze acquisite dopo l’uscita lavorano nel settore).

Cinque le annate (dal 2012 al 2016), cinque le diverse personalità, un timbro comune dato da un profilo aromatico di grande suggestione, con la costante presenza al naso di note floreali, di erbe aromatiche e di frutta esotica, e al palato di una sorprendente freschezza e di una formidabile e affascinante sapidità. Il brindisi a questa avventura meravigliosa, lo vogliamo fare però con il vino – sorpresa con cui si è chiusa la degustazione. È un rosso da uve sangiovese e vermentino nero (da una piccola porzione di vigneto di circa 1000 mq). Affinato in orcio di terracotta, ha una produzione limitata di 660 bottiglie, con etichette volutamente lasciate bianche, al fine di permettere a chi le acquista di personalizzarle con un proprio pensiero o con le firme delle persone con cui sono bevute insieme o, nel caso ci sia l’intenzione di fare un regalo, con un messaggio per la persona a cui la si vuole donare.

Nel bicchiere ha colore rubino intenso, ha naso elegante con note di amarena sotto spirito, prugna, frutti di bosco e fine speziatura, mentre al palato si apre come una sinfonia, proponendosi ampio, fresco, di piacevole sapidità, con retrogusto fruttato e lunghissima persistenza. Gli appunti sul taccuino finiscono qui. E il giudizio condiviso con degustatori esperti come Chiara Giovoni e Mariella Tanzarella, o Alessandro Franceschini, Andrea Radic, Leonardo Romanelli e Alessandro Torcoli, è che questi son vini formidabili. Non c'è dubbio. Ma il giudizio sul frutto del lavoro dei detenuti e di Lamberto Frescobaldi, qui, gigante di umanità e orgoglio del suo casato al pari dei più grandi suoi antenati, non è completo se oltre a cosa han detto occhi, naso e palato, non si mettono nero su bianco le note di degustazione più importanti, quelle del cuore. Perché questi vini sono straordinari in quanto regalano a tutti un sorso di speranza. Perché questi vini hanno un sapore senza eguali: hanno il gusto della libertà!