Da un territorio che sta riscoprendo la sua antica vocazione vitivinicola, un rosso di razza all’altezza dei suoi famosi “cugini” piemontesi

Il mondo del vino ha affrontato e superato la crisi soprattutto grazie all’esportazione. Ora, sperando che non diventi realtà la guerra commerciale dei Dazi, annunciata dal Presidente Trump, che per l’Italia avrebbe conseguenze drammatiche, visto che gli Stati Uniti sono uno dei mercati più importanti per le nostre cantine, è comunque necessario un salto di qualità sia all'estero sia in Italia. Per questo è sempre più urgente creare un filo rosso che leghi enogastronomia, turismo, ambiente e arte, mettendo a sistema tutta la filiera allargata per creare valore, sui prodotti e sul territorio.

Il tema è stato affrontato a Roma all’assemblea di Federvini, la federazione che associa gli industriali dei vini, liquori e aceti.

«L'Italia è in coda ai paesi Ue nel consumo di alcol in generale – ha detto il presidente Sandro Boscaini, riferendosi a una recente ricerca Nielsen – mentre trionfa lo stile mediterraneo fatto di convivialità e di accompagnamento al cibo anche tra i millennials: questo dimostra come da un punto di vista imprenditoriale sia venuto il momento di ragionare in modo strutturale in termini di filiera allargata: non solo vino, spiriti e aceti, ma anche cibo, turismo, arte ed ambiente».

E alla priorità di mettere in un unico contenitore i diversi progetti, facendo ruotare intorno all’agroalimentare patrimonio artistico, archeologico ed ambientale, brindiamo con un vino scoperto grazie ad Antonio Di Mora, grande sommelier del Joia di Milano. È un rosso di razza, che ci ha sorpreso per la sua unicità, per la sua eleganza, per la sua capacità di raccontare il territorio in cui nasce, per il suo essere sintesi di quello che auspichiamo, visto che nasce in una zona, dove cultura, natura e bellezze artistiche, vivono in perfetta armonia.

È il Sommo Clivo di Torre San Quirico di Azzate (Va), nebbiolo in purezza figlio di un pregiato cru delle colline in provincia di Varese, prodotto in pochissime bottiglie. Dal colore rubino scarico con riflessi granata, ha naso di esemplare tipicità, con note di viola appassita, marasca sotto spirito, prugna, liquiriza e spezie, e in particolare di cannella, mentre al palato è caldo, tannico, ma sostenuto da freschezza e mineralità che ne rendono invitante la beva, lunghissima persistenza.
Questa è l’Italia che conquista il mondo!