A Leivi, l’ultimo saluto a Solari, patron di Cà Peo e alfiere instancabile di cibi e vini liguri, che Rockefeller a metà pranzo si alzò ad abbracciare per le emozioni che stava vivendo

Ci sono persone che quando ci lasciano, non ci lasciano. Non le vediamo più. Ma il bene che hanno fatto e ci hanno voluto, e il bene che noi vogliamo a loro, fanno sì che non si abbia nemmeno un minimo dubbio sulla loro presenza. Sotto forma diversa, sì. Ma ci sono. Una di queste è Franco Solari, che in questi giorni i suoi cari, ossia la moglie Melly, le figlie Nicoletta con Gianni, Alessandra con Gianni, i nipoti Mirko, Andrea e Jacopo, il fratello Giovanni, gli amici, e tutta Leivi, la sua Leivi – visto che era leivese Doc, essendoci nato nel 1944 – piangono.
franco-nipote.jpgCon  la moglie, Melly Bianco, di origine trevigiana, nel 1973 aveva aperto Ca’ Peo, quel ristorante che fino alla chiusura nel 2008, sarebbe diventato uno dei fari del gusto ligure, capace di entrare nel cuore di ogni goloso, e dove ha trascorso la vita, insieme alla famiglia.  Quanti i riconoscimenti ottenuti, dalla nostra Corona radiosa di quella che allora era La Guida Critica&Golosa, alla Stella Michelin, ai due Cappelli dell’Espresso, alla fino alla segnalazione dell’Accademia della Cucina italiana e all’ingresso nella prestigiosa famiglia del Buon Ricordo. 
guide.jpgInstancabile promotore delle bellezze del territorio, sommelier quando esserlo era rarità, mettendo a disposizione di tutti il suo essere grande esperto di vini, Franco fu l’ideatore del premio “Ronseggin d'Ou” (per la manifestazione, il termine dialettale che evoca la piccola roncola, l’utensile che veniva usato da sempre per la vendemmia, per l’innesto e la potatura della viti), un evento che organizzava nel suo locale per scegliere il miglior vino ligure. Un appuntamento, dove, chiamando a presiedere la giuria, ogni anno, personaggi del mondo enogastronomico, figure carismatiche come Luigi Veronelli (nel 1980), Vincenzo Buonassisi (nel 1981) piuttosto che Adriano Ravegnani (nel 1982) o Massimo Alberini (nel 1984), i riflettori si accendevano a livello nazionale su quei vini del territorio di cui lui era convinto sostenitore, alfiere instancabile verso cui i produttori avranno sempre debito di riconoscenza, essendo stato il primo a battersi per promuoverli, quando ancora non erano apprezzati e valorizzati per la loro vera caratura. 
veronelli.jpgLiguria, Liguria, Liguria, il suo credo, in cantina, come in cucina. Con quello sguardo al futuro, che con la conoscenza delle nuove tecniche, e il saper leggere la realtà, i cambiamenti, in quegli anni ha avuto la forza dirompente dell’innovazione.
«Franco Solari, ligure instancabile e mugugnone, ha di notte le sue “trovate” gastronomiche e di giorno dà il tormentone alla moglie Melly perché le realizzi. L’irrequieta coppia non è mai contenta di sé e spesso parte per fulminee “zingarate” presso i grandi colleghi d'Italia e d'Europa, per esperimentare e raffrontarsi. Il risultato è una cucina di sorprendente leggerezza e festosa fantasia, profumata di erbe, olio, mare». Così, una recensione sull’Espresso, a sottolineare la capacità di scrivere una pagina nuova del gusto ligure di Franco e Melly.
«Molto intelligentemente , Franco con la moglie Melly si sono dedicati a valorizzare la tradizionale cucina ligure, una delle meno note (salvo pesto, cima e poco altro) e una delle più "moderne" tra le nostre regionali e locali: tanti aromi, poco condimento, molta conoscenza dei materiali».

Hanno avuto clienti famosi. Rockefeller a metà pranzo si alzò per abbracciare Franco e dirgli che era il miglior pranzo della sua vita. Per quanto ci riguarda, non c’era discesa in terra ligure che non prevedesse una sosta nella «deliziosa sala da pranzo del Ristorante Cà Peo, una sorta di veranda affacciata sul golfo di Chiavari: fuori, il verde degli olivi, l'azzurro del mare e la luce del sole; dentro, le delizie gastronomiche d'una cucina d'alta scuola, che non ha dimenticato le sue radici regionali», prendendo a prestito la descrizione di un altro degli innumerevoli articoli prestigiosi usciti in quegli anni.

Manuelina a Recco, la Fiammenghilla dei Fieschi a Sestri Levante (oggi Rezzano), la Brinca a Né, Cà Peo a Leivi. Queste le tavole d’eccellenza del Levante ligure, dove la sosta era immancabile, con le famiglie Carbone, Rezzano, Circella e Solari, a fare da quattro moschettieri del gusto dell’amata Liguria. D’Artagnan Franco ed il suo Cà Peo non ci sono più, ma la grandezza del suo percorso e la sua umanità, vivono in chi gli ha voluto bene e nelle centinaia di persone che hanno avuto il piacere di condividere la bellezza di cui è stato dispensatore inarrivabile. 

Il nostro saluto, con le parole che il Sindaco, dedicò, a te e a Melly, a nome  dell'Amministrazione Comunale di Leivi, nel conferirvi il prestigioso premio La Torre. «Ritengo che annoverare fra i propri concittadini qualcuno che ha dato con dedizione, intelligenza, sacrificio e sapiente applicazione lustro ed onore alla propria città sia motivo di forte e gratificante orgoglio. Nella società attuale, dove i valori sfuggono e quasi sembrano non appartenerci più, ci accorgiamo invece, approfondendo e verificando questa tendenza, che ciò corrisponde per fortuna solo parzialmente a verità. E infatti ci sono ancora tante persone che nello svolgimento delle loro attività quotidiane riescono a trasferire tutta la propria capacità creativa e soprattutto tanta passione. È il caso di Franco e Melly Cà Peo che hanno saputo trasformare una casa rurale in raffinato ristorante di alta classe».
consegna-targa.jpgCiao Franco, ai tuoi cari, a noi e alla tua Liguria manchi già!