Il nuovo libro di Nunzio Primavera ripercorre gli anni della fondazione di Coldiretti, fino alla Riforma Agraria

Dagli anni Venti agli anni Cinquanta il mondo dei campi cambia completamente: l’organizzazione, a tratti quasi feudale – basti pensare ai grandi latifondi del Sud – diventa moderna, nel volgere di pochi anni. I contadini da braccianti senza terra (e senza diritti) si trasformano in piccoli proprietari. Nel frattempo cambia completamente una buona parte dell’economia del Paese. A prima vista sembrerebbe una rivoluzione di lungo corso, fatta a tappe: in realtà, sul piano storico, è un cambiamento radicale che dal punto di vista normativo avviene in pochi anni.

Nunzio Primavera, nel suo nuovo lavoro “La gente dei campi e il sogno di Bonomi” (Laurana) indossa i panni dello storico, lui giornalista ed esperto comunicatore, per raccontare uno spaccato di storia non ancora affrontato in maniera organica: la nascita della Federazione italiana coltivatori diretti e le sue prime lotte fino alla riforma agraria.

La narrazione, ben documentata ma sempre con un ritmo incalzante, prende avvio nel 1944 quando il piemontese Paolo Bonomi non firma il patto di unità sindacale e fonda una rappresentanza dedicata ai contadini. L’intuizione è quella di capire che i problemi del mondo contadino sono radicalmente diversi rispetto a quelli delle maestranze, sia quelli di altre categorie di lavoratori. Antifascista e partigiano, si confronta con le idee di Don Sturzo e di De Gasperi, di cui sposa la linea politica. Ha la lungimiranza di dare alla sua neonata Federazione una struttura solida, inserendo validi dirigenti, sia quelli già impiegati nel settore durante il Fascismo sia quelli espulsi dal Regime. Poi lo scontro con i “rossi”, non fine a se stesso, ma su una diversa visione dell’organizzazione delle campagne; quindi la vittoria di un modello e la riforma agraria che dà vita alla più grande redistribuzione di ricchezza mai attuata in Italia. Il tutto accompagnato dalle lotte sindacali per estendere i diritti e da un’organizzazione di lavoro che ripartisse.

Il libro interrompe la sua indagine negli anni Sessanta e si conclude con un’appendice che ricorda e racconta tutti gli uomini di Bonomi che hanno contribuito a rendere Coldiretti la principale organizzazione agricola italiana.