Buonissimi questi pop corn ai vari gusti. Parola di Papillon

Il primo ingrediente di un buon pop corn è l'aria. La stessa che con il calore fa esplodere il chicco di mais in una palla bianco-arancio. Una bella passata di sale e il gioco è fatto. O quasi.

A Torino un gruppo di amici ha invece pensato che il pop corn non poteva essere solo quello che già avevano scoperto in sud Amercia qualche migliaio di anni or sono e che gli aztechi
usavano addirittura come ormento per i capelli. Ecco allora che dal tradizionale è nato quello gourmet. Ovvero pochi grassi (viene scoppiato con l’aria calda), un processo di confezionamento che garantisce almeno una settimana di freschezza, una aromatizzazione in più gusti diversi. E dicendo diversi, intendiamo i più disparati, dal dolce al salato. C’è “lacrime di gioia” con una cipolla mai troppo aggressiva; pizzico, evoluzione della "aglio, olio e peperoncino”; nduja al salume piccante calabrese; pinotto con timo e pinoli; rosemary al rosmarino; chili pepper piccanti. Eccellenti quelli alla crema di formaggi e alla margherita, proprio come il gusto pizza. Ma ancor più divertenti sono i gusti dolci: fol caramel, ricoperti da caramello; fondente passione con cioccolato; eporediese (omaggio al carnevale di Ivrea) caramellati all’arancia e ricoperti di cioccolato; bianca follia al cioccolato bianco e cappuccino al creme caramel.

Un gioco tra amici? Non proprio, anzi non solo. I fondatori sono tutti giovani (tra i 30 e i 35 anni),e si sono incontrati per lo più sui banchi dell’MBA (Master in business administration). Hanno esperienze internazionali, dagli Stati Uniti alla Corea. Tutti con una solida base economica, marketing e di conseguenza grande attenzione ai dettagli. Non c’è nulla di improvvissato, dalle confezioni con la loro immagine retrò e rassicurante alla bicicletta dei pop corn che portano negli eventi per creare curiosità. La bottega di Torino (via Maria Vittoria 2) è il numero zero, ma nuove aperture si prospettano in importanti città, Roma fra tutte, e non solo nel territorio italiano. Insomma fol (che in dialetto piemontese significa pazzo, folle) è tutt’altro che una pazzia. Li aspettiamo a Golosaria. Questa sì che è una grande idea!