La rinascita di un territorio: Bernalda e la Basilicata

Sul sito The Cuisine Press della rivista giapponese Ryoritsushin è uscito il decimo articolo di Paolo Massobrio dedicato ai prodotti tipici delle regioni italiane. Questo mese si parla delle migliori soste a Bernalda (Mt). L'articolo è pubblicato in lingua giapponese sul sito The Cuisine Press nella traduzione di Motoko Iwasaki (clicca qui per vederlo).

Sono 35 anni che conosco queste terre lambite dal mare, ma con un interno raccolto, protettivo. E cinque anni fa feci il mio viaggio migliore: da Longobardi di Calabria, dopo una frittata di patate cucinata da Francesco e Giovanna Saliceti, della Degusteria Magnatum (via indipendenza, 56 - tel. 098275201), a Sibari. Da lì salii su un treno con pochissimi vagoni, che mi portava a Noci, ed eravamo già in Puglia. Guardavo quelle terre povere e ampie e pensavo agli anni dell’emigrazione, alla gente che se n’era andata via, alla terra brulla che non coltivava più nessuno. Eppure era bellissima questa terra, costellata dai trulli, coi paesi in cima alle colline, a difendersi da un nemico che arrivava sempre dal mare. I tendoni qui sono le vigne di uva da tavola, che connotano tutta l’area che dalla Puglia arriva in Basilicata, fino a Metaponto. E 35 anni fa era una risorsa, tant’è che il papà di una mia compagna di università, Imma Montemurro, ne aveva a perdita d’occhio. I suoi erano di Bernalda, un paese che ha ispirato una poetica canzone “Paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato. La noia, l’abbandono, il niente son la tua malattia, paese mio ti lascio e vado via”.

E mentre passavo quelle immagini dal finestrino pensavo a quella noia e abbandono. Ma poi, come in un film (e capirete presto perché parlo di film), il colpo di scena. Alla stazione di Bernalda venne a prendermi Francesco Montemurro, avvocato, fratello di Imma, per portarmi al Giamperduto (via Giamperduto - tel. 0835542462). Lì, un tempo, c’era il laboratorio della mamma, che faceva un prodotto antico, la ricotta forte, rifermentata nei vasetti e piccante, da usare per insaporire una pasta o un panzerotto. Oggi che la mamma non c’è più, hanno costruito un resort, con 12 camere, una sala per le colazioni e il soggiorno, un prato ampio con la piscina, la palestra e il barbecue. Un piccolo paradiso, che da sei anni segna un successo. Be', il giorno del mio arrivo, al Giamperduto c’era un certo fermento: nella sala centrale un grande schermo e cinque ragazzi che m’aspettavano: “Vogliamo farti vedere un film che abbiamo girato noi”. Era il film che raccontava la storia della famiglia Coppola, proprio quella di Francis Ford Coppola, il regista italo americano originario di Bernalda. Dopo qualche mese, la figlia Sofia, regista come lui e premio Oscar, si sarebbe sposata, proprio qui a Bernalda. E il padre, come regalo, ha creato un albergo a Palazzo Margherita, con un ristorantino che ha chiamato Cinecittà (corso Umberto I, 64 - tel. 0835549060). Ora, durante la visione di quel film documentario mi sono commosso, perché è come se la noia e l’abbandono fossero andati via, rimpiazzati dalle radici, che producono una vita nuova.

Finito il film mi sarebbe bastato chiamare il direttore del mio giornale e dirgli: “Ho assistito a una cosa fantastica, un film su Coppola realizzato dai ragazzi del paese d’origine”. Ma non l’ho fatto, perché il maestro ancora non aveva dato l’autorizzazione e io avrei rovinato il gioco a quei ragazzi. Questa estate sono tornato a Bernalda, sempre al Giamperduto, per venti magnifici giorni, ed ho scoperto che nel giorno della festa del paese avrebbero proiettato il film The Family Whistle (Il Fischio di Famiglia), che dunque aveva un titolo e anche l’autorizzazione.

Il viale che attraversa il paese è lungo due chilometri e ogni mattina lo giravo a piedi. Fino all’antica chiesa di San Bernardino, nella parte vecchia della città. Dal fruttivendolo prendevo i fichi migliori, ma anche i pomodori pieni di sapore; nel caseificio Il Mastello (via Alfieri, 27 - tel. 0835543160), la mozzarella appena fatta. E poi la crapiata, che è una zuppa di legumi tipica di Bernalda. Ma per assaggiare la cucina di queste terre bisogna andare all’osteria alla Locandiera (corso Umberto I, 194 - tel. 0835543241) sul lungo corso. Qui ti fanno piatti come “a Sagn Cà” ovvero le lasagne con mollica di pane, le braciole di cavallino al ragù cotte in pignatta e il quinto quarto di capretto con crema di patate. Si mangia bene anche a Cinecittà, e a me hanno impressionato i fiori di lampascioni fritti con il vincotto, da gustare magari con un vino di Francis Ford Coppola, prodotto nella sua cantina in California che visitai nel 1991.

Di fianco a Palazzo Margherita, hanno ristrutturato un altro lotto storico che è un bed & breakfast di lusso, con una terrazza mozzafiato. Anche Francesco ha ristrutturato una bella casa antica in centro paese. E piano piano tutto rinasce. Non mi aspettavo certo di andare da Mastrangelo (contrada Gaudello, 1 - tel. 0835544773), produttore di un vino che m’era piaciuto molto, un Greco in purezza, per scoprire che lì aveva creato la prima fattoria sportiva della Regione, con percorsi didattici per i bambini e grandi spazi sul culmine di una collina. La cantina leader qui si chiama Masseria Cardillo (contrada Cardillo e tel. 0835748981). Il suo Primitivo Baruch è un rosso straordinario. E quando sono stato a trovarli, mi hanno fatto visitare la nuova cantina, bellissima. Ma che dire della piscina più grande che abbia visto, immersa in un prato che guarda la vallata. È una chicca del loro agriturismo, dove offrono camere e una cucina irresistibile. Non ho potuto fare a meno di andarci due volte, per provare puré di fave e cicoria e agnello in casseruola.

Detto questo, mentre con l’auto lasciavo la Basilicata (Matera, città bellissima, dista una mezz’ora d’auto), e il mio amico Giuseppe Malavasi mi portava ad assaggiare la sua prima uva di primitivo, mi chiedevo quando e perché scatta una rinascita. Quando non si sa; il perché è presto detto. È il sogno della giovinezza, lo stesso di Francis Ford Coppola, di Imma e Francesco Montemurro, dei fratelli Rocco e Giovanni Graziadei di Masseria Cardillo o di Michele Salfi Russo, il giovane regista del film Il Fischio di Famiglia. Questa rinascita è inarrestabile. Tutto il mondo inizia a convergere a Matera e dintorni. E io ne sono felice.