Dal “non-luogo” al “tutto luogo”: l’avventura creativa di Christian Mandura continua a sorprenderci

Da qualche mese all’esperienza “anarchica” del Geranio di Chieri, il giovane chef sta infatti affiancando la conduzione  de “Les Saveurs du Palais”. Sei appuntamenti, da gennaio a giugno 2018, da vivere tra arte, storia, e cultura del cibo nelle aristocratiche stanze dell’Appartamento Padronale di Palazzo Saluzzo Paesana di Torino,  da poco appositamente ristrutturate.

Incuriositi, ci siamo andati anche noi: martedì 15 maggio, una serata dedicata ai Riflessi di Francia. Dove, per “giocare” al meglio con la cucina d’Oltralpe, Christian Mandura ha voluto affidarsi all’amico Stefano Sforza, chef a Les Petites Madeleines del Turin Palace Hotel.  

Prima di arrivare al momento clou della serata, la cena servita ai 4 tavoli “conviviali” da 10 coperti, apparecchiati con sobria eleganza nella sala da pranzo, due sono i passaggi obbligati. 
Il primo è la salita, a lume di candela, lungo lo scalone d’onore che porta al loggiato del primo piano, da cui si può ammirare l’interno del settecentesco Palazzo aperto sul cortile nobile. E la luce del tramonto sui trafori barocchi è di certo il più “torinese” dei benvenuti possibili.
Superata la soglia, ecco il secondo passaggio: il salto nel presente. Sul tavolo degli aperitivi a buffet, gli irresistibili stuzzichini di Christian Mandura sembrano pensati ad hoc per sgelare ogni sabauda compostezza. Sorrisi soddisfatti, commenti compiaciuti, brevi inchini e presentazioni con un bicchiere in mano… e la scelta del posto a tavola è un problema già superato. A riscaldare conversazioni e palati, tocca ora ai piatti di Stefano Sforza, che davvero si è divertito a “riflettere” sulla Francia con un pizzico di piacevole humor.  

Così l’abitudine francese di servire carne e pesce nello stesso piatto diventa un’intrigante crema di carote maltagliati ragù di coniglio crema di ostrica, lombata di coniglio; la marsigliesissima bouilleabaisse, nata come “piatto povero” dei marinai al ritorno da una pesca infruttuosa, diventa una raffinata soupe allo zafferano su cui troneggia un’ittica e varia abbondanza; e infine la rilettura della mitica tarte tatin regala una mela rossa dall’aspetto invitante: frutto di stregoneria? Infranta la crosta di sottilissimo cioccolato, si svela il mistero: il cucchiaino affonda in una delizia di gelato alla crema e composta di mele. 

La serata si è piacevolmente protratta, forse un momento di troppo per una città abituata alle sveglie antelucane: alcuni commensali, seppur a malincuore, rinunciano infatti all’ultimo capitolo in programma: un récital di canzoni popolari francesi interpretate da Fé Dzidzofe Avouglan.
Un’esperienza nuova per questa nuova Torino. E una nuova avventura per un giovane sognatore come Christian Mandura. Che però, si sussurra e lui non smentisce, non si fermerà di certo qui. Ci rivedremo in autunno.

© ph Alessandra Iannello