Oggi al palazzo delle Stelline di Milano si apre (fino a sabato) la quarta edizione di Olio Officina Food Festival, la rassegna ideata dall’oleologo Luigi Caricato per guardare all’olio da una prospettiva differente. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare cosa non possiamo assolutamente perdere in questa edizione. Il pay off di OlioOfficina è condimenti per il palato & per la mente.

Quali sono i condimenti per la mente che scopriremo in questa edizione?
Sono tanti, a cominciare dalla sala sensoriale, che permette, attraverso un uso delle immagini sulle quattro pareti, di provare in toto l’esperienza di un uliveto e di un frantoio. Dobbiamo smettere di considerare i sensi uno ad uno, come cose a sè stanti. L’olio finora è sempre stato considerato solo attraverso l’analisi dei suoi aspetti più evidenti. Proveremo a interpretarlo in tutta la ricchezza del suo linguaggio, anche attraverso l'intervento di una esperta di semiotica che, per aiutarci in questa analisi, ha elaborato testi innovativi. E’ fondamentale guardare l’olio da una prospettiva umanistica che abbracci tutte le scienze.
Olio e eros: cosa dobbiamo aspettarci?
Ecco, è uno degli esempi di come l’olio diventa multidisciplinare. Proveremo a indagare sul piano filosofico e antropologico il collegamento fra questi due mondi che convergono sull’unità del corpo umano e dei sensi. Ma non solo: olio e eros è anche gioco, con la vignette di Erotic oil per vivere la corporeità con spensieratezza senza elementi che la rendano problematica. E ritroveremo la stessa ironia nelle immagini sulla mosca che quest’anno ha devastato gli uliveti consegnandoci una delle peggiori annate di sempre, mentre anche l’oliera - che è andata in pensione nei ristoranti - diventa materiale per gli artisti di Arte da mangiare che l’hanno interpretata in una prospettiva unica.
Cosa manca oggi nel discorso sull’olio?
Manca una visione culturale. Tutti parlano di cultura dell’olio ma non fanno altro che replicare formule già dette. La cultura è riscoprire lati nuovi. E’ come l’arte: la materia è la stessa ma ad ogni epoca gli artisti portano qualcosa di nuovo. L’olio è rimasto statico: Eddo Rugini dell’Università della Tuscia e Salvatore Camposeo dell’Università di Bari intervengono sul tema: “Chi ha paura dell’olivicoltura moderna?” Noi abbiamo telefoni di ultima generazione, auto tecnologiche, però ci rifiutiamo di concepire una tradizione che diventi modernità, che non si ispiri solo al passato. Occorre andare incontro al futuro altrimenti si esaurisce il pensiero e, di conseguenza, la possibilità di un futuro per l’olivicoltura. Il Festival ha proprio questo obiettivo: far vedere l’olio dal punto di vista di chi non si occupa solo di olio, coinvolgendo tutte le scienze e le arti.