Prende il via la raccolta di Nergi, il baby frutto che gli esperti defiscono “al 100% sostenibile”.
Ecco i 10 motivi che lo confermano.

1) La microirrigazione. I nergeti vengono irrigati attraverso un sistema di microirrigazione localizzata che garantisce alle piante esclusivamente l’acqua di cui hanno bisogno eliminando gli sprechi.

2) L’inerbimento (Fase1) Il metodo utilizzato dai nergicoltori favorisce l’incremento di sostanza organica. Sfalciando l’erba e lasciandola depositare, questa diventa compost, ovvero nutrimento, evitando così il consumo di suolo e riducendo l’utilizzo di prodotti chimici.

3) L’inerbimento (Fase 2) Oltre al mantenimento dei tappeti erbosi grazie all’inerbimento, anche gli scarti della potatura vengono trinciati e lasciati al suolo per essere reintegrati come sostanza organica.

4) Zero pesticidi. Il disciplinare di produzione utilizzato dai nergicoltori non prevede l’utilizzo di pesticidi. Questo perché la pianta di Nergi è forte, rustica e difficilmente attaccabile da funghi e parassiti.

5) Zero fitoregolatori. Il disciplinare di produzione vieta l’utilizzo di ormoni, ovvero gli stimolatori di crescita artificiali

6) Zero alleganti chimici. Nei nergeti è diffuso l’utilizzo di casette con la presenza di bombi e api, importanti insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro permettendo l’impollinazione e la conseguente formazione del frutto senza l’uso di alleganti chimici

7) La raccolta a mano. Nergi è raccolto a mano tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, frutto dopo frutto. A seguito di una prima selezione visiva, viene messo direttamente nelle cassette destinate al conferimento nel magazzino di Peveragno di Ortofruit Italia.

8) Il riuso degli imballaggi. Il disciplinare di Nergi prevede il riuso totale degli imballaggi, dopo averli santificati secondo le norme vigenti. Questo argina la produzione di scarti, diminuendo così l’impatto negativo sull’ambiente.

9) Zero conservanti. La vita di ogni piccolo Nergi, se conservato in frigorifero, dura fino a 7 giorni. Questo è dovuto esclusivamente ai sistemi di coltivazione specifici e a sistemi di conservazione e packaging innovativi. realizzati in collaborazione con il Disafa, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.

10) Si mangia con la buccia. Di Nergi non si butta via niente. Coltivato al 100% di sostenibilità, è già pronto da mangiare. La sua buccia, così come la sua polpa, regalano un pieno di energia grazie alla ricchezza di vitamine, sali minerali e fibre.