Il Pastificio Artigianale Alta Valle Scrivia di Montoggio, attraverso i formati di pasta prodotti, mantiene vivo il senso della tradizione e dei valori regionali della tavola

Parlare di maccheroni a Genova significa risalire al XIII secolo, ancora prima che la famosa Cuciniera Genovese li codificasse tra i piatti caratterizzanti il Natale. E negli allora numerosi pastifici artigianali genovesi, durante il periodo delle feste, i “natalini” (così sono affettuosamente chiamati) non potevano mai mancare. Questi vengono cotti – rigorosamente senza essere spezzati – nel brodo di cappone divenendo, per i genovesi, un vero e proprio rito; viene infatti considerato beneaugurante aggiungere nel brodo palline di salsiccia che simboleggiano denaro e prosperità.

Il Pastificio artigianale Alta Valle Scrivia (Via Milite Ignoto, 58 - tel. 010 938433 - www.pastificioaltavallescrivia.com) di Montoggio (Ge) si fa portatore di questa tradizione che sconfina fino alle primissime propaggini piemontesi, con una lavorazione senza conservanti ottenuta da acqua e semola di grano duro e un prodotto trafilato al bronzo.

Essendo un vero pastificio artigianale offrono, ai veri appassionati della tradizione regionale, formati “storici” come i Brichetti (fiammiferi), lo Scucuzzu (contrazione della parola cus cus), le Lasagne ricce, senza tralasciare trenette, taglierini e linguine.
Interessante inoltre la linea della pasta “avvantaggiata”, composta da tagliatelle, signorine e casarecce dove, con questo aggettivo, si designa una pasta integrale composta da crusca e fibre, più nutriente della semplice bianca. Non possono poi mancare croxetti e i corzetti, due formati di pasta con origini comuni derivanti dal crouset provenzale. Queste due paste si sono diffuse in tutta la Liguria (e in vicini paesi del Piemonte) in due varianti: il corzetto stampato (a volte con il simbolo della famiglia di appartenenza) ricavato direttamente da uno strumento in legno (famosi quelli di Novi Ligure); l’altro, semplicemente appiattito con le dita, (ad Arquata Scrivia la forma diventa “a zampa di gatto”).

Un pastificio quindi non solo valevole per il suo prodotto ma anche per la volontà di mantenere viva – attraverso la storia dei suoi formati – il senso della tradizione e dei valori regionali della tavola.