Il Grechetto di San Masseo, Comunità monastica di Bose ad Assisi

C’è una Stanza del Silenzio nel nuovo ospedale di Biella, uno spazio interreligioso dedicato a chi vuole sostare in silenzio a pregare o anche soltanto a riflettere. Quando ho dovuto trascorrere un po’ di tempo in ospedale, ho trovato nella saletta momenti di vero conforto ed ho visto con commozione sul libro delle presenze e delle testimonianze ringraziamenti e preghiere in arabo mescolate alle nostre. Anime accomunate dagli eventi dolorosi che, prima o poi, capitano nella vita di ognuno. Uno dei realizzatori è stato Michele Badino, monaco architetto della Comunità di Bose. Michele è stato, dal giugno 1997, responsabile dei lavori edili e della salvaguardia del paesaggio presso la Comunità e a lui insieme alla comunità si deve probabilmente la chiesa di Bose a Magnano (BI) a me così cara. Poi con il restauro del Monastero di San Masseo ad Assisi s’è trasferito laggiù. Finito il restauro, s’è messo a fare il vino.

In Comunità si cambia lavoro a seconda dei bisogni, dei desideri e delle capacità. Il monastero è circondato da vigne e ulivi, in una conca ubertosa su cui domina serenamente e panoramicamente la città. La vigna, che incornicia la strada d’accesso alla Chiesa, detta il tempo nelle varie stagioni e, nella sua evoluzione, prima ancora di accostarci alla preghiera e ai salmi, ci ha già detto qualche cosa sull’approccio del monaco alla vita. Da architetto a contadino sembrerebbe un gran salto ma, per un monaco, passare dal tentativo di dare ordine al mondo alla necessità di seguire l’ordine naturale delle cose, non ha nulla di strano.
“Suonate qualcuno vi accoglie” sta scritto all’entrata e infatti Michele mi accoglie con il suo calore, con la barba cespugliosa più da rivoluzionario che da mistico, il sorriso irradiante. Mi chiede di accompagnarlo in vigna, deve lavorare. Lo seguo fra il frinire dei grilli e delle cicale nel solleone d’estate, non chiedo di meglio.

“Il vigneto, col passare del tempo, cominci a conoscerlo. Devi conoscere la pianta e la sua storia per poterla potare adeguatamente. La stagionalità della vite mi aiuta a seguire l’anno; tra la potatura e il momento in cui si comincia a legare, c’è la Quaresima. Quando si pota è difficile capire se un tralcio sia vivo o no, tutto sembra morto, fermo, materia apparentemente priva di vita. Con il primo calore, la vite comincerà a piangere: il circolo della linfa farà cadere dai tagli gocce simili a lacrime. In breve nasceranno i getti che diventeranno tralci. Nel giro di poco tempo le gemme si gonfieranno e riesploderà la vita. La vigna ci offre una grande catechesi: è la rappresentazione dinamica della vita cristiana. Non a caso i profeti, soprattutto Isaia, hanno usato la metafora della vigna; quando vi lavori è lei che si prende cura di te. Nella sua evoluzione c’è una dinamica di resurrezione, ogni anno puoi ricominciare nella speranza della vita, ma niente è scontato”
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Abbiamo intanto risalito fino in cima i filari verdissimi che puntano a San Masseo.
“Quando pianto le barbatelle nuove, lego a ognuna un fiocco colorato, ogni anno di colore diverso per cui, alla fine tutto il vigneto è variopinto. I colori non sono casuali, ci sono annate fredde o calde, la scelta è dettata dai sentimenti, dalle emozioni, dalle cose che accadono. Quando tutto è spoglio e tira vento, queste barbatelle segnano il tempo della mia vita”.

Il monastero produce marmellate, un ottimo olio e due vini DOP, tutti a base di grechetto in purezza, l’uva di questi posti. Il Grechetto d’Assisi è vinificato in acciaio e viene venduto nell’annata. E’ fresco e floreale, con buona acidità e sapidità. Un vino che vuole essere semplice, da bere tutti i giorni.
Il Masseo, la nuova produzione, fermenta in barrique di rovere francese usate con l’uso del bâtonnage per 3 mesi, poi fa un anno in acciaio e, prima di essere messo in vendita, 6 mesi di bottiglia. M’è piaciuto molto: è inizialmente caldo con sentori di resine nobili, ma ha un finale di elegante freschezza.

I monaci a San Masseo non hanno una cantina e sono costretti a vinificare affittando spazio e attrezzature alla Cantina San Lorenzo di Spello, ma il vino lo fa Michele, con l’aiuto dell’enologo Fabrizio Fimiani. Utilizzano il protocollo biologico, pur senza avere la certificazione; anche le legature le fanno senza adoperare materie plastiche, con foglie di canna seccate e poi messe a bagno.
La produzione varia dalle 3.000 alle 5.000 bottiglie a seconda delle annate.
Come lo commercializzate?
“E’ semplice, lo vendiamo sul posto a chi ci conosce. Io ti incontro e ti dico: Questo è il mio vino. Se vuoi puoi venire con me a vedere la vigna, stare con me quando lavoro. Tutto qui”.

Oggi quasi tutti i vini sono buoni; il vino è di moda, è qualcosa in cui investire, da prestigio. Bisogna fare vini naturali, eleganti, profondi e costosi, con un occhio già attento per l’esportazione negli Stati Uniti, nel Nord Europa, in Cina o in Giappone. Il vino italiano piace ovunque e bisogna sfruttare il momento. Niente di male, anzi, ma lasciatemi, per una volta, lodare il coraggio di questa semplicità antica e, alla brezza del vento leggero che mi rinfranca da questa calura, compilare a modo mio il carnet di degustazione del grechetto di San Masseo.
Colore: dorato
Sapore: buono
Profumo: di libertà

Monastero di Bose – Fraternità di San Masseo - Assisi
Via Petrosa, s.n.c. – 06081 ASSISI
tel. (+39) 075.8155261
e-mail: sanmasseo@monasterodibose.it

I vini sono in vendita sia a Bose che a San Masseo in Assisi, oltre che sul sito: www.agribose.it
per magazzino e ordini
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