Un alimento bello da vedersi e ricco di nutrienti, può anche rendere felici? 

La risposta è sì. E arriva da un recente studio, denominato “Smile”, effettuato da un team di ricercatori australiani, secondo cui un alimento bello da vedersi, ricco di nutrienti e gratificante per il palato può non solo fare bene al corpo ma anche all’umore.  

Su Repubblica di oggi Elvira Naselli spiega come il risultato sia stato ottenuto studiando le reazioni di 67 pazienti in cura con psicoterapia o farmaci, per la metà dei quali la terapia è stata integrata con un modello che i ricercatori hanno definito “MediMedDiet”, ovvero una dieta mediterranea modificata che, riducendo dolci, cereali raffinati, prodotti fritti o da fast food e bevande dolci, ha privilegiato dodici categorie chiave di alimenti: cereali integrali, verdura e frutta, legumi, prodotti caseari, noci, pesce, carne rossa magra, pollo, uova e olio d’oliva. Dopo appena tre mesi, nel gruppo trattato il 32% dei pazienti ha mostrato una remissione dei sintomi. Con una precisazione dei ricercatori: hanno mostrato miglioramenti più significativi i pazienti sottoposti a diete più restrittive. 

E allora, via libera a pesce, noci, insalate con verdure di stagione e macedonie fresche e coloratissime. Ma in quali quantità? Secondo le linee guida, per vivere con il sorriso occorrono 5-8 porzioni di farine e grani integrali, 2-3 porzioni di frutta a guscio, 6 porzioni di vegetali e 3 porzioni di frutta al giorno, oltre a 3-4 porzioni di legumi ogni settimana. 

Ma sul tema è da leggere il commento di Marino Niola, che sulle stesse pagine scrive: “Oggi che l’abbondanza è quasi un bene comune e i precetti religiosi hanno lasciato il posto agli imperativi estetici, l’obbligo del mangiar di magro si è trasferito dall’anima al corpo, convertendo schiere di neopenitenti a una quaresima h24. E così le diete sono diventate i nuovi esercizi spirituali della società. Per fortuna il miglior antidoto a mode, fobie e ubbie ce lo offre la nostra storia. Si chiama dieta mediterranea”.  

 

(Fonte e foto: La Repubblica)