Lettera-intervista fra Paolo Massobrio e Marco Gatti, al ritorno da un viaggio nella Grande Mela

Caro Marco, sei tornato da poco dall'America, che è diversa dalla “Merica” dei miei e dei tuoi: quella era l’Argentina di Papa Bergoglio per capirci. Tu sei stato invece nella grande Mela e il nostro vate della Romagna, al secolo Enrico Santini, ci ha sempre recitato una poesia: «Me sti Americhèn ai capiss no. Gli auto su due piani i ciamen bas (Bus), i strade larghe i ciamen strit (Street), i cavai i ciamen ors (Horse), al doni i ciamen uomen (women). Me Sti americhen...Ma tu come li hai visti Sti americhen appena sei sceso dall'aereo?

L’America sorprende subito per le mille facce: ha zone caratterizzate da spazi immensi, con alternarsi  di panorami naturali diversi; poi centinaia di città tutte con i loro grattacieli. Ma soprattutto, sorprende la miscellanea di razze. Qui, tuttavia, un valore sacro è la libertà. Con la Statua della Libertà che quando vivi un po’ l’America capisci che è il vero simbolo di tutti gli USA. New York conquista per questo. Non si capisce la Grande Mela, se non si parte da qui, dal concetto di libertà. Aperta 24 ore su 24, è mix di energia, idee, voglia di fare, rispetto, fantasia. In poche ore ti contagia con la sua filosofia di vita: se vuoi puoi farcela. Sei senza lavoro? Un grembiule per te c’è sempre. Se sgobbi duro sei il benvenuto, se no vai a casa. Hai dei talenti? Giocali. Sei solo? Non hai che da scendere in strada, c’è sempre qualcuno che è felice di conoscerti. Vuoi un taxi? Alzi il braccio e in un minuto sei in viaggio. Hai fame? A tutte le ore c’è chi cucina o puoi fare acquisti in qualche store. Impressionante girare per le strade e trovare sempre una folla che da noi, c’è solo nelle ore di punta, e solo in città come Milano o Roma. Gente che viene da tutto il mondo. Che fa capire quanto gli americani siano maestri di marketing, del business. Ma quando guardi con occhio attento non i turisti, ma chi vive nelle diverse città, ti accorgi che poche sono persone non alle prese con l’obesità. Che il modo di vestire non è poi così elegante, visto che i più viaggiano in jeans e scarpe da tennis. Che dietro alle luci e ai dollari che girano soprattutto a chi opera nel mondo della finanza, quel concetto di libertà estremizzato, qui non sempre è sinonimo di felicità. Anche qui dove sembra esserci tutto, manca qualcosa.

 

Una curiosità cosa si mangia in America e cosa ti è piaciuto di più? 

Hamburger e bistecche, hot dog e panini sono il cibo quotidiano, l'alternativa viene dalle cucine etniche delle tante etnie presenti. La percentuale altissima di obesi però è il segno di un disagio.  Si mangia a qualsiasi ora, senza un ordine, il concetto della stagionalità non c’è, e il mangiare piú o meno sempre le stesse cose, di fatto, fa sì che ci si limiti a sfamarsi, con uno squilibrio dal punto di vista della salute, evidente. I ristoranti importanti, ci sono, ma il piatto più buono l’ho mangiato al Mulino a Vino, me lo ha preparato un certo Davide Scabin....anche in questo caso, l'ennesima conferma che non le pizze mediocri, ma quelle alla Padoan e alla Renato Bosco, con farine top come quelle del Mulino Quaglia, piuttosto che grande vera cucina, fatta da chef di autentico valore, sarebbero il futuro qui. In questo senso, per la cucina italiana d'autore c’é un grande spazio.

 

Noi qui siamo abituati a pensare che il fenomeno italiano oggi in America coincida con Eataly oppure Grom. Hai avuto anche tu questa sensazione?

La realtà è diversa. Stando a come se ne parla qui in Italia, pensi che Eataly e Grom abbiano un impatto da "multinazionale" della qualità italiana. A dire il vero, pur essendo realtà che non si può non essere contenti che ci siano, vivendo New York, Chicago, Boston, insomma gli Usa, in verità sono dei piccoli Davide, di fronte ai Golia dell’alimentare. Per esempio, ad oggi, è ancora di gran lunga più imponente il peso della Francia. In questo senso, dovremmo meno dirci da soli (ricordandoci che chi si loda si imbroda) che siamo bravi, che in America siamo forti, e autoreferenzialità di questo genere.  Invece dovremmo fare di più.

 

Secondo te quale è il prodotto italiano che potrebbe spaccare in America?

La pasta, la riscossa del gusto e la riscoperta di nuovo ordine alimentare possibile, potrebbe partire da lì. Proponendo le mille ricette e condimenti del ricettario regionale italiano.

 

E il vino?

Per il vino italiano lo spazio è enorme. La birra tuttavia domina; le enoteche di qualità non son molte, il vino nei ristoranti ha prezzi elevatissimi. Il movimento partito da noi, che vede molti nostri produttori fare vini dall’eccellente rapporto qualità prezzo potrebbe senz’altro aprire nuovi scenari, anche se qui, va detto, che anche i nostri vini di alta gamma e di cantine celebri, hanno ancora molto spazio di crescita. 

 

Vabbè a questo punto dicci la prima cosa che hai mangiato e bevuto quando il 1° gennaio sei tornato, a Milano…

Cotechino con lenticchie accompagnato da una gioiosa Monella, la barbera vivace della nostra predilezione,il vino della nostra amicizia, lo “champagne” della nostra terra ideale per salutare il nuovo anno. E devo dire che mai come quest’anno, quel bicchiere di vino brioso, mi è sembrato così buono!