Stanno per organizzarsi le botteghe d’Italia che domenica 28 ottobre, sul palco di Golosaria, firmeranno il loro manifesto. E da Angelo Colapicchioni di Roma, riceviamo una bella lettera, che vogliamo condividere

Caro Paolo,
apprezzo molto la tua iniziativa relativa alle Botteghe italiane, che dà dignità alla categoria di professionisti, alla quale mi onoro di appartenere. Ho sempre combattuto per questa idea, le botteghe (vieppiù le botteghe artigiane) sono l’anima dei quartieri, rendono vivi i nostri paesi, le nostre città; sono patrimonio distintivo e ricchezza dei luoghi (quante città fotocopia vedo ormai, con attività commerciali identiche da un punto all’altro del territorio!).      

Purtroppo durante la tragedia della II guerra mondiale il comparto è stato travolto dal fenomeno della borsa nera, si è immessa quindi nel settore una generazione di persone spesso impreparate e da quel periodo fino a qualche tempo fa, la categoria ha stentato nel ritrovare una posizione professionale degna e orgogliosa (schiacciata poi, dall’avvento della grande distribuzione).  

Oggi le cose stanno cambiando anche grazie al tuo particolare impegno. Io nel mio piccolo ho anticipato le nuove tendenze, forse senza neanche rendermene conto (e, come nel caso dello “Street Food”, a volte l’evoluzione va a discapito dei nostri legami, del buon mangiare in famiglia, con i nostri cari). A volte penso di essere stato “troppo” avanti con le idee. È il caso del pane ad alto contenuto proteico e ridotti carboidrati che ho inventato e brevettato negli anni Ottanta, prima dell’avvento dei prodotti dietetici  (te ne allego copia del brevetto e relativa medaglia d’oro di III categoria con relativa menzione). Nel corso della mia attività forse sono stato fra i primi a riportare a Roma la tecnica di panificazione con la cosiddetta Biga (pasta madre) che utilizzava mia nonna nel forno del paese umbro (Ruscio di Monteleone di Spoleto, patria del Farro DOP!).  

Per tutti questi motivi condivido in toto il tuo Manifesto e sarei onorato di partecipare benché per un giovane della classe 1936 la trasferta milanese è molto impegnativa. Lavoro ancora a tempo pieno ma, come dice il detto romanesco “Alla vigna vacce, alla bottega stacce”, e allora… se non potessi riuscire vorrei manifestarti da subito la mia adesione al tuo Manifesto.  

Un abbraccio Angelo