Un viaggio sensoriale nel dolce che scandisce il tempo della primavera
Ingredienti per 8 persone
- Per la Frolla
- 500g di farina
- 200g di zucchero
- 200g di strutto (o burro)
- 3 uova medie
- scorza di un limone
- Per il ripieno
- 300g di grano cotto
- 200ml di latte
- 500g di ricotta di pecora
- 400g di zucchero
- 5 uova intere e 2 tuorli
- 100g di canditi (cedro e arancia)
- 1 cucchiaino di cannella
- 1 fiala di acqua di fiori d’arancio
Informazioni aggiuntive
TIPO PORTATA
Dolce
ESECUZIONE
Media
PREPARAZIONE
50 min
COTTURA
20 (cottura del grano) + 90 (cottura in forno) min
PREPARAZIONE
La Pastiera non è un semplice dolce, ma un rito che trasforma le cucine in laboratori di memoria. A Napoli, la sua preparazione segue un ritmo che inizia con la "messa a bagno" del grano e culmina nel profumo che invade i palazzi nei giorni precedenti la Pasqua.
Scrivere di pastiera significa navigare tra storia e leggenda, come quella della sirena Partenope. Si racconta che gli abitanti del golfo, per onorare il suo canto, le portassero in dono farina, ricotta, uova, grano cotto nel latte, acqua di fiori d'arancio e spezie. La sirena, mescolandoli, avrebbe creato la prima pastiera.
Se la leggenda incanta, la storia documentata porta tra le mura del Convento di San Gregorio Armeno. Qui, nel XVI secolo, una suora anonima decise di condensare i simboli della Resurrezione in una torta che profumasse come i giardini del chiostro. Le monache divennero maestre in quest’arte, preparando centinaia di pastiere per la nobiltà. Persino la "Regina che non sorride mai", Maria Teresa d’Austria, non riuscì a resistere: dopo un assaggio, un raro sorriso illuminò il suo volto, spingendo il Re Ferdinando II a commentare che per vederla felice avrebbe dovuto aspettare la Pasqua successiva.
Ma la prima codificazione gastronomica avviene nel Seicento, con la prima traccia scritta della ricetta grazie ad Antonio Latini, cuoco marchigiano al servizio del viceré a Napoli. Nel suo trattato "Lo scalco alla moderna" (1694), Latini descrive una versione arcaica, ovvero una "pizza di grano" che mescolava ancora il dolce col salato, includendo formaggio fresco, pepe, sugna e persino provatura o parmigiano, testimoniando l'evoluzione di un piatto che stava per farsi definitivamente dessert.
La ricetta autentica richiede pazienza: la pastiera non va mangiata subito, ma dopo almeno ventiquattr'ore. Ecco come dare vita al dolce pasquale per eccellenza.
Per la frolla, lavorate farina, zucchero e grasso, aggiungete le uova e lasciate riposare in frigo.
Per il ripieno, cuocete il grano nel latte con un cucchiaio di strutto e scorza d’arancia finché non diventa una crema vellutata. Una volta freddo, incorporatelo alla ricotta setacciata e lavorata con lo zucchero, aggiungendo poi le uova, la cannella, i canditi e l'aroma di fiori d'arancio.
Stendete la frolla in un "ruoto" (teglia dai bordi alti), versate il composto e decorate con le iconiche sette strisce di pasta disposte a losanga.
Cuocete in forno statico a 170°C per circa 90 minuti, finché la superficie non risulterà bruno-dorata.
