L'assaggio di due ottimi Aglianico prodotti dai fratelli Carbone

La bottaia dei Carbone (tel. 0972 237866) di Melfi (Pz) è un santuario scavato nel tufo vulcanico. E’ il modo migliore per capire quanto la storia di un territorio è capace di incidere su un vino. La cosa ancor più interessante è vedere come questa storia prima agisca sulla pianta, poi nel processo di invecchiamento. Siamo a Toppo San Paolo, in località Braide, proprio in coincidenza di quello che fu il primo cratere da cui prese origine il Vulture. All’interno della bottaia, dove riposano Stupor Mundi e 400 Some, si scorgono ancora i segni del piccone che hanno inciso la pietra e le stratificazione di lava. I vigneti dei fratelli Carbone sono al di sopra di questi terreni, 18 ettari vitati per la maggior parte con aglianico, in impianti che spaziano tra i 5 e i 40 anni, a cui si affianca il fiano. Nero Carbone è l’Aglianico del Vulture dove si colgono di più i tratti varietali del vitigno. Viene vinificato in acciaio e qui si affina per circa 10 mesi in cui si estraggano al massimo i profumi. Abbiamo assaggiato il campione 2012, giunto al suo acme per la degustazione. Nel bicchiere si presenta di colore rubino, intenso. Al naso è fine, molto piacevole, con profumi floreali di viole, poi mirtilli, frutti di bosco e una spiccata nota verde, che evoca la foglia di pomodoro seguita da accenni balsamici di eucalipto. In bocca è fresco, giustamente tannico, particolarmente persistente. L’altro vino di questa cantina, che abbiamo avuto la possibilità di riassaggiare, è lo Stupor Mundi 2012. In questo caso andiamo nelle vigne più vecchie dell’azienda in località Piani dell'Incoronata in un vigneto che sfiora il mezzo secolo. La vendemmia in questo caso è posticipata, nella terza settimana di ottobre. Dopo la fermentazione malolattica in acciaio, il vino viene trasferito in botti grandi dove resta due anni, ospitato nelle scenografiche grotte tufacee dell’azienda. Il risultato è un grande Aglianico. Alla vista si presenta di colore rubino ancora acceso. Al naso ha profumo di petali schiacciati e marmellata di more per arrivare poi alla frutta sotto spirito; il tutto su una trama di eleganti speziature, pepe e caffè. Anche in bocca si conferma caldo e avvolgente, tannico e con una acidità ancora importante. Lunghissimo in un retrogusto ancora di frutta e spezie. Un grande vino, un Top Hundred che riconfermeremmo a distanza di cinque anni.