Golosaria Milano è alle porte. E Motoko Iwasaki ci arriva con un bagaglio di ricordi che nobilitano la rassegna

Tenendo il volante con la mano destra, tirò giù il finestrino e sporse la mano sinistra agitandola in segno di saluto, dicendo semplicemente “Ciao!”, così Paolo se ne tornò nel basso mondo. Era l’inizio estate 2001 quando il Club Papillon organizzò un pranzo alla Cascina Albertana di Netro (BI). Mauro Albertini, il proprietario, è un noto produttore di caprini che ama la solitudine, mentre i soci del club arrivavano quasi tutti da Milano. Inizialmente parevano quasi disorientati da quel posto sperduto in mezzo al bosco e dall’assoluto silenzio ma, man mano, si lasciavano affascinare da quel verde fresco dolce, fiorito dal bianco delle caprette e, godendosi i formaggi di Mauro, delicati e pieni di creatività, i sorrisi e le chiacchiere aumentavano come la marea, destinata a calare piacevolmente verso sera, all’ora del ritorno. Così salutarono il bosco di Netro, uno dopo l’altro, con un po’ di rimpianto. Finalmente, dopo aver guardato tutta questa marea decrescente con un sorriso di soddisfazione, anche Paolo salì sulla macchina insieme a suoi figli.

Con una grande simpatia insieme a un piccolo senso di colpa salutai la sua Multipla che se ne andava alzando la polvere. Perché ero andata con mio marito ad aiutare Mauro e la tasca del mio grembiule era gonfia di una bottiglia di Dolcetto rubata fra quelle portate proprio da lui. Quel birichino di mio marito aveva detto che nessuno se ne sarebbe accorto, anche se ne avessimo rubate due e ne aveva ficcata una a forza nella mia tasca. Fu quella la prima volta in cui sentii il nome di Paolo Massobrio. Era un periodo in cui non conoscevo neanche tanto bene l’Italiano, né tantomeno la sua attività di scrittore di enogastronomia.

Sono passati 15 anni da quel giorno. Con l’aumento delle richieste di presentare il fascino della cultura enogastronomica italiana in Giappone, le numerosissime guide messe in ordine nella nostra libreria si sono sempre più ridotte: il nostro riferimento principale sono le due guide del Golosario, quella con il dorso azzurro e quella bianca; in più “i segreti del gusto”, una raccolta rilegata di inserti della Stampa risalente al 2000 e poche altre.

A fine Luglio 2015, “Ora dovete smetterla di piangere! È cento volte più bello il vostro sorriso!” La voce luminosa e affettuosa di Elda Felluga riecheggiava nell’abside dell’Abbazia di Rosazzo. Dopo il concerto splendidamente riuscito, le giovani soprano, radunate attorno al grande Gianni, irroravano le giovani guance di lacrime, commosse, con gli orecchini a forma di nontiscordardimé regalati da Gianni a mano.

Molti si ricorderanno che Paolo con la Cena in ComPagnia 2015 ha scelto di adottare il progetto di Gianni Rigoni Stern che si chiama “Transumanza della Pace, tentativo di rifondare una piccola attività pastorale regalando le vacche rendena ai sopravvissuti del genocidio di Srebreniza. Per una coincidenza bellissima, con l’aiuto di Paolo, anch’io sono riuscita a organizzare due concerti delle giovani musiciste giapponesi in Trentino e in Friuli per sostenerlo. 

Noi Giapponesi siano una razza dalle lacrime facili. Mentre traducevo le parole di Gianni per loro, anch’io avevo gli occhi arrossati. Ora Elda, che ci aveva sponsorizzate, agitando le mani, diceva “Basta! Basta!”.  Per un attimo il mio sguardo è caduto su una coppia, che stava in un angolo del palco un po’ in disparte e guardava silenziosamente con un sorriso. Erano Paolo e sua moglie Silvana. Li ho visti, mantenendo il loro sorriso, piano piano fare qualche passo indietro, senza farsi accorgere dalle ragazze, e lasciare quel posto. Secondo l’usanza giapponese, in quel momento avremmo dovuto fermarli per un ringraziamento. Tuttavia le loro schiene sembravano dire “lasciamole godersi questo momento in pace”.

Il Club Papillon non è solo un’associazione di appassionati creata da un grande giornalista e le guide non sono soltanto fotografie dell’Italia del gusto degli ultimi vent’anni. L’obiettivo è naturalmente crescere, ma soprattutto far crescere. I consumatori, i produttori e, perché no? anche quelle giapponesine ingenue e piene di buona volontà a cui Gianni e Paolo e tutti gli amici del Trentino e del Friuli, hanno regalato un’esperienza unica, impossibile da vivere altrove. Così il giorno dopo in pullman, durante lo spostamento, tutte le ragazze mi chiedevano di spiegare meglio chi fosse quel giornalista dal cognome difficile da pronunciare.

Quando andiamo a trovare Lino Maga di Barbacarlo, ci racconta sempre di Paolo e di Marco Gatti. Il nonno Bongiovanni, papà del cardo gobbo di Nizza Monferrato, mi raccontò che chi sostenne per primo la rinascita del principe della bagna cauda, fu proprio il Club Papillon. Padre Cesare del Monastero Cistercense Dominus Tecum di Bagnolo ci confessò che, quando iniziarono a produrre le conserve e le marmellate, non erano così buone e fu proprio Paolo a incoraggiarli per primo e a scrivere dei loro prodotti sul giornale.

Sono passati quasi 10 anni da quando Lino Maga fu riconosciuto da Paolo e Marco come uno dei 12 padri del vino italiano e andammo a Golosaria con lui per partecipare alla premiazione. La crescita è stata continua. Al decennale di Golosaria Milano, che inizia dal 17 ottobre, ci saranno 300 espositori e già in primavera Golosaria Monferrato aveva avuto 40 mila visitatori. Tutto questo non è niente altro che il risultato della fiducia che riscuotono presso l’opinione pubblica Paolo e Marco Gatti e tanti altri loro collaboratori che lavorano con impegno costante, visitando e scoprendo le cose migliori per noi, girando il mondo con i loro piedi. Devo dire che, noi Giapponesi, quelli che vogliono fare le cose di persona sono i lavoratori che stimiamo più di ogni altro.

Il Club Papillon mi ricorda uno di quei battelli a vapore che risale la corrente piano piano.  Sopra si sente la musica e l’ambiente è un po’ magico, così capisci che, se sali, potrebbe succedere qualcosa di molto bello. Ad esempio questa volta partecipa anche Kiyoko Sone, vicedirettrice di “Ryoritsushin”, una delle riviste d’enogastronomia più importanti del Giappone, che festeggia anche lei il suo decennale. Non vedo l’ora di vedere che tipo di scambio di idee salterà fuori durante il talkshow. Non solo noi Giapponesi, ma anche tanti altri passeggeri stranieri saliranno sulla nostra nave a vapore.

A fine agosto finalmente abbiamo avuto un po’ di tempo per stare seduti a chiacchierare con Paolo. Finalmente, mentre lui si gustava il suo sigaro guardando il verde dei boschi biellesi, mio marito gli ha confessato quel piccolo furto di 15 anni fa, dicendo che il gusto di quel vino è indimenticabile. Paolo gli ha risposto che era normale e ha riso. Quelle bottiglie di Dolcetto erano dedicate a lui da uno dei più grandi barolisti, stimatissimo dalla gente langarola, purtroppo mancato nel 2009, che anche noi conoscevamo e abbiamo frequentato come amico per troppo poco tempo.

Ci vediamo tutti a Golosaria!