Dalle Langhe arriva ENGINE, il gin in latta. Parole d'ordine: bio, salvia e motori

L'ennesimo gin. La provocazione di una bottiglia che bottiglia non è. O no?
Quando mi è passato tra le mani il comunicato di ENGINE, ho sentito un brividino correre lungo la schiena. “Sarà trucco e belletto, o ci sarà di più?” mi son domandato. Appurata la distribuzione di Velier, che raramente sbaglia cavallo su cui puntare, non restava che provarlo.

Guarnizione d'obbligo: una foglia di salvia”. Così ho fatto. Senza leggere le botaniche, mi sono preparato un gin on the rocks. Tre cubetti di ghiaccio, una fogliolina di salvia. Boom! Nel bicchiere è esploso un giardino al sole d'estate. Tantissima salvia, un che di limone, il floreale della rosa. Tre note raggrumate attorno al ginepro, in equilibrio tra di loro. Vado a leggere gli ingredienti, e trovo corrispondenza. ENGINE, infatti, è preparato con bacche di ginepro, radici di liquirizia, fiori di rosa damascena, scorze di limone e salvia ligure. Un cold compound che nasce in Langa, a Barbaresco, da ingredienti bio. Per concentrare aromi e profumi, la distillazione avviene sottovuoto a bassissime temperature, grazie all’uso di un rotovapor.

Svuoto il bicchiere, tolgo la salvia, aggiungo due cubetti di ghiaccio intonsi e lo riprovo, questa volta senza il quid della fogliolina aromatica. La tensione balsamica – assieme al caratteristico amaro di fondo della salvia – si attenua, ma non si placa. La nota citrica si fa più evidente, così come la floreale. Sì, è un bel gin, aromatico senza essere stucchevole, decisamente persistente, da bere on the rocks o nel più classico dei gin tonic. Da azzardare anche in un Martini, senza oliva, ma con il tuffo di una profumata scorzetta di un limone.

Superata la prova dell'assaggio, si può dare spazio alla narrazione. Che in questo caso è un packaging certamente alternativo: una latta da olio da motore, da vecchia officina per intenderci, di quelle tutte consunte a fianco dell'immancabile calendario sexy anni '80.
L'idea è di Paolo Dalla Mora, a capo del marketing di Moschino, ma anche imprenditore nel mondo enogastronomico (con Maurilio Garola è il fondatore dell'osteria Campamac a Barbaresco).

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L’idea di sviluppare ENGINE nasce dall’unione di mie due grandi passioni – spiega Dalla Mora – il mondo dei motori e gli spirits, quest’ultimo, mercato in cui lavoro da oltre 10 anni. Da tempo avevo in mente un progetto legato al beverage e un giorno, mentre stavo sistemando la mia moto in garage a Barbaresco, bevendo una tazza del tradizionale digestivo di Langa a base di acqua calda, scorza di limone e foglie di salvia, ho realizzato che sarebbe stato interessante riproporre proprio quei sapori in una versione alcolica e assaggiarlo in un long drink”.

D'altra parte cocktail e motori hanno già sperimentato forme di convivenza. Dal Bentley, il cocktail di di Harry Craddock dedicato a Woolf “Babe” Barnato e ai terribili ragazzi londinesi della Bentley che per tre anni vinsero la 24 ore di Les Mans, al Sidecar di cui Harry MacElhone ne rivendica la paternità. Fino alla figura semi leggendaria di Junior Johnson, classe 1931, che, tra una gara e l'altra, era solito distillare illegalmente gin. Johnson è scomparso lo scorso dicembre, non senza aver prodotto - questa volta alla luce del sole - il “Midnight moon”, un moonshine venduto nel tradizionale barattolo di vetro.

In definitiva, dunque, ENGINE non è l'ennesimo gin, e nemmeno una provocazione. Lo si può acquistare sul sito www.gin-engine.com al prezzo di 39 € (latta da 0,5 l). E se si opta per il kit Oil (una latta di gin più un Ice bucket e 5 bicchieri ovviamente a tema) si fa anche del bene: tutti i proventi, infatti, vengono donati al CESVI per l’ospedale di Bergamo.