Della serie: se la critica se ne frega dei prezzi

Mi spiace che l’ottima moderatrice, Camilla Nata, di una conferenza stampa a Roma sui vini piemontesi mi abbia tirato in ballo. Io, da buon piemontese, m’ero seduto in ultima fila (in prima fila c’era gente del calibro di Antonio Paolini, mica si scherza!), anche per poter fare fotografie utili ai social. A un tratto dopo che i relatori sul palco hanno parlato dei vini piemontesi in Italia e all’estero, scopro che il maître dell’Imago di Roma è chiamato a parlare della carta dei vini. E qui non ce la faccio proprio e rispondo davanti al pubblico che il tema di oggi non è tanto avere la carta dei vini, perché ormai quella ce l’hanno tutti, ma è il vino a bicchiere. E siccome ho ancora in mente la ricevuta della mia visita: 117,00 euro di food (ho assaggiato 3 piatti), 24 di beverage di cui 10 euro di acqua Filette Gas (costa più di un Prosecco?) e 14 euro di un bicchiere di Frascati di Villa Simone, ho detto che così non va. Ho detto che il Frascati a bicchiere era 17 euro, invece era 14. Chiedo scusa per l’errore di 3 euro, ma la sostanza non cambia. E poiché la porzione di vino che mi venne versata era davvero misera (il sommelier si ricorderà della mia domanda, non tanto perché mi avesse riconosciuto quanto per la singolarità dell’appunto, in un locale di charme con coppie bellissime e carte di credito strisciate: “Scusi, ma si è sbagliato a versare il vino, oppure è proprio questa la quantità per 14 euro?” (da professionista qual era ha poi rabboccato generosamente. Bravo!).

Detto questo mi è venuto in mente di fare due conti. Se con una bottiglia vendi il vino a bicchiere in quella quantità fai 10 bicchieri. Ma a essere realisti ne fai certamente 8. E una bottiglia di Frascati Vigna Filonardi di Villa Simone (che in enoteca da Costantini costa 11 euro) la vendi a 112 euro. Se per caso diventi generoso come il sommelier seconda parte ne fai 6 bicchieri, ma la bottiglia costa pur sempre 84 euro. Un’esagerazione!

Detto questo, con tutto il rispetto del maître (che è rimasto spiazzato dal mio intervento, non avendo presente i prezzi dei vini a bicchiere nel suo locale) e anche di Scorsone, il sommelier di Palazzo che lo ha immediatamente difeso, citando l’Ostu di Djun di Castagnito che vende a bicchiere il vino delle magnum (più che una difesa, mi sembra abbia rimarcato l’esatto opposto, visto che poi l’Ostu fa un forfait che non arriva neppure alla cifra di quel bicchiere di Frascati), qualcosa non va. Cosa non va? Be' per esempio che non tutti escono con la figa al seguito da guardare negli occhi, con lo sfondo del Cupolone. E quindi non si curano del conto (hai visto mai un lumacone fare la figura del pidocchio?). Io sono andato per provare un locale che poteva entrare nel GattiMassobrio (ma con questi prezzi e queste premesse l’Imago non c’è, con buona pace dei critici gaudenti). È troppo volere il giusto prezzo? E magari pagare a parte la location (lo avrei fatto senza fiatare), come a Venezia fanno mettendo la voce “musica” che magari non c’è, ma significa atmosfera. Avrei preferito sapere che per entrare in quel posto bellissimo il coperto era di 30, anche 50 euro, piuttosto che pagare 10 euro (10 euro!!!!) per un’acqua gasata e 14 euro per un calice di Frascati. Tutto questo non è rispettoso del vino, men che meno della verità delle cose. Quindi del cliente. Pubblico la ricevuta della mia serata, che credo rimarrà l’unica in questo locale.