è la festa della donna, cuciniamo le frittelle con la mimosa

È tutta italiana l'idea di legare un fiore alla festività dell'8 marzo. La mimosa infatti venne scelta nel 1946 da Rita Montagnana (moglie di Palmiro Togliatti) e Teresa Mattei, attiviste dell'Unione donne italiane, come simbolo del giorno di celebrazione della donna.

La scelta ricadde su questo fiore per la sua fioritura ad inizio marzo, per la facilità di reperirlo e perchè è molto economico e quindi accessibile a tutti. In questa annata, la mimosa ha avuto una fioritura piuttosto scarsa a causa delle abbondanti piogge per cui i prezzi per i fioristi, che l’acquistano al chilo, oscillano tra i 10 e i 20 euro al chilo, mentre i mazzetti di sola mimosa vanno dai 3 ai 10 euro.

La mimosa ha l’unico svantaggio di durare pochissimo, ma vi sveliamo un segreto per farla durare di più. La mimosa teme soprattutto l’aria, quindi è sufficiente non togliere i fiori dal sacchetto di plastica protettivo per farla durare più a lungo, porla alla luce ma lontana da fonti di calore e poi mettere qualche goccia di limone nell’acqua, che deve essere pulita e fresca.

Ma quest'anno, alla vigilia del giorno dedicato alla donna, casca a pennello la notizia della casalinga di Bordighera (che fa rima con Voghera) che, rielaborando una ricetta dei primi anni 40, ha di fatto codificato una ricetta: le frittelle alla mimosa. E quando diciamo mimosa non intendiamo quei piccoli pezzettini di pan di spagna che fanno da coreografia sopra l'omonima torta, ma proprio il fiore giallo e profumatissimo di cui pochi immaginano la natura edibile. La ricetta storica prevede che i fiori della mimosa, opportunamente privati del rametto e ben lavati, vengano immersi in una pastella di farina, birra chiara e sale e fritte in olio bollente; mentre Diana, la casalinga imperiese, propone la sua frittella di fiori freschi con l'aggiunta di latte, zucchero, miele, uovo, uvetta, farina e lievito. È chiaro che i fiori usati per essere cucinati andranno colti lontano dalle strade e da zone di inquinamento, meglio ancora se sono certificati come biologici. È tuttavia curiosa questa ricetta che la signora ha dichiarato di voler cedere gratuitamente a chi voglia utilizzarla nei suoi menu; ma sicuramente le donne più audaci, la proporranno fra le mura domestiche.