L'avevamo conosciuto grazie a Fabio Scarpitti, vinaio in Milano. In quell'assaggio, profumi e sapori autentici, capaci di raccontare la Liguria, come pochi altri. Soprattutto l'intuizione che dietro a quel vino non poteva che esserci un grande uomo, tanto che ne avevamo parlato subito a Maurizio Lega, delegato ligure di Papillon, per favorire l'incontro con lui e gli associati.

Era così. Autore di quel vino era un grande, Mauro Feola. Erede di una famiglia da sempre legata al vino, dopo il diploma alla scuola enologica di Alba, dal 1987 Mauro era in cantina. Frutto del suo lavoro Vermentino, Pigato e Rossese. Vini che "a basso residuo di enologo", battuta che era solito fare per sottolineare la qualità delle terre, per lui vero segreto dei suoi cru. Da una vigna antichissima di Soldano il suo Rossese, "Ghe ne fusse", prodotto solo in 1500 bottiglie. Da vigneto in Albenga, "O mai ben", il Pigato. Dai vigneti di Villa Viani, che si estendono sul pianoro delle Ciane per 5000 metri (una vera rarità per la regione), il suo gioiello, il Vermentino, prodotto in 4000 bottiglie e 30 magnum. Sansciaratto, il nome, che in dialetto locale significa allegria, festa, spensieratezza.
Suona come una tragica beffa, oggi, questo nome, che rievoca la gioia. Gioia che avremmo condiviso a Golosaria, visto che Paolo e io abbiamo premiato il suo lavoro inserendolo tra i nostri Top Hundred. Anche se il mare lo ha consegnato agli angeli vignaioli, noi lo vogliamo ricordare proprio con questo vino. Dal colore dorato come la sua anima, dal naso fine e intenso con profumi della terra che amava, ossia di cedro, di macchia mediterranea, di salvia, nota minerale di somma eleganza, dal sorso di piacevole sapidità e persistenza. Che quella terra che hai tanto amato ti sia lieve!