La prova del bicchiere? L’assaggio dei vini di questo produttore ha un unico verdetto: entusiasmanti!

No alle ideologie nel mondo del vino. Quindi no al mettere all’indice chi non sposa biodinamica o biologico.

Certo è che bere bio piace sempre di più. Soprattutto all’estero dove i vini italiani biologici rappresentano il 7% del valore dell’intero paniere di prodotti agroalimentari esportati. I dati, da un’indagine curata da Nomisma e promossa dall’Ice.

Il vino made in Italy da agricoltura biologica va forte nei mercati comunitari (a cui è destinato il 59% del nostro export). Nell’ordine, i paesi dove i vini bio di casa nostra vanno bene, sono Germania, Svezia, gli altri Paesi Scandinavi ed il Regno Unito. «Forte – dice Silvia Zucconi, coordinatore agricoltura e industria alimentare Nomisma – è anche l'importanza dei mercati terzi (che pesano per il 41% per il vino a fronte del 18% per il totale paniere bio) con Giappone e Stati Uniti in primis» dove il vino biologico di importazione riscuote ampi riconoscimenti rispetto ai vini non biologici. Negli Stati Uniti, ad esempio, «il prezzo medio all’import dei vini bio – dice ancora Zucconi – è superiore del 14% rispetto a quelli convenzionali».

Al di là di queste considerazioni che segnalano una tendenza, siamo sempre dell’idea che tanto è virtuosa la scelta di chi sceglie di operare nel rispetto sommo della terra, tanto il consumatore deve avere un’esperienza di gusto convincente. Se al naso e al palato il vino prodotto nel segno del naturale ha difetti, difetti rimangono. Tra i campioni del biodinamico, Fausto Andi (Frazione Moriano 48 – tel. 0385277245) che a Montù Beccaria, seguendo i dettami di Rudolf Steiner, fa agricoltura responsabile, ed ha dato vita al laboratorio “Fuori dalla Mischia”, volto a promuovere l’integrazione sociale di persone diversamente abili, sperimentando socialità e autonomia, in una dimensione di piccola comunità e di accoglienza non passiva; il laboratorio coinvolge attualmente 11 soggetti svantaggiati nella trasformazione di frutta e ortaggi principalmente prodotti in azienda.

Il frutto del lavoro in vigna, sono vini autentici, che raccontano cielo e terra come pochi altri. Tra i nostri ultimi assaggi, entusiasmante l’Ascaro 2010. Da uve barbera in purezza, ha colore purpureo, naso intenso e complesso con sentori di ciliegia e frutta rossa, mentre al palato è caldo, di grande corpo, piacevolmente tannico ma armonico, di lunga persistenza. Ideale con selvaggina e formaggi stagionati. La prova del bicchiere di cui dicevamo prima? Qui è da 10 e lode!

Che vino!

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